Tentato omicidio Il movente della droga "Regolamento di conti ma con zone d’ombra"

Resta in carcere il domenicano che nella notte tra 29 e 30 luglio, fuori dal Bar dei Repubblicani di Sant’Alberto, ha accoltellato e poi tentato di investire con l’auto un rivale cubano .

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Tentato omicidio Il movente della droga "Regolamento di conti ma con zone d’ombra"

Resta in carcere il 45enne domenicano, Jorge Vasquez Bandini, arrestato nella notte tra 29 e 30 luglio per il tentato omicidio – prima a coltellate, poi a colpi di mazza, infine tentando di investirlo con l’auto – un 38enne cubano, dopo un diverbio nel bar dei Repubblicani, in via Nigrisoli a Sant’Alberto. È quanto ha deciso il Gip Andrea Galanti in ragione del pericolo di reiterazione del reato, vista la consuetudine all’abuso alcolico dell’indagato e una pericolosità legata alla sproporzione tra l’origine della discussione e la reazione. Un possibile movente all’origine della lite viene ricondotto a questioni di droga. In questo contesto il domenicano, alterato da alcol e forse altre sostanze, intorno a mezzanotte si è impossessato di un coltello da cucina prendendolo dal banco del bar e nel parcheggio del locale ha colpito il rivale con almeno tre fendenti – all’addome, alla spalle e alla schiena – ritenuti potenzialmente letali. "Jorge è sbucato come un pazzo correndo con un coltello in mano, diceva che lo voleva ammazzare", ha riferito un testimone.

Allontanatosi una prima volta, l’aggressore, in paese noto come ’Piccion’, è tornato armato di un bastone con anima di rame, vibrando colpi contro la vittima. Protetto da una barista e da altri avventori, il 38enne cubano, dolorante, è stato fatto sedere su una sedia del parcheggio, quando il 45enne è tornato nuovamente alla carica, questa volta al volante della sua Citroen C4. "Jorge – ha detto un secondo presente – è sbucato da una curva, sterzando bruscamente verso di noi. Se non l’avessimo prontamente spostato, l’avrebbe colpito".

Le versioni del ferito e dell’arrestato divergono. Il primo, finito in ospedale con una prognosi di un mese, ha riferito di essere stato "ripetutamente provocato" dal domenicano che gli aveva agitato in faccia "un sacchetto di cocaina", cosa non confermata dai testimoni. E per questo lo avrebbe colpito "con uno schiaffo". L’arrestato – difeso dall’avvocato Nicola Laghi – ha sostenuto attraverso dichiarazioni spontanee (tecnicamente si è avvalso della facoltà di non rispondere) di aver reagito a un’offesa (“frocio“), essere stato afferrato per il collo, preso a schiaffi e poi colpito con una sedia al capo, mostrando una visibile ferita alla cute. Ha infine escluso che la manovra posta in essere con l’auto fosse finalizzata a investire la vittima.

Secondo il giudice ci sono, da un lato, "zone d’ombra" nella ricostruzione della vittima, ma al tempo stesso nessuno dei testimoni ha notato la vittima aggredire l’indagato, "semmai il contrario". Da qui l’ipotesi di una sorta di "regolamento di conti", ritenendo "sospetto il circuito di conoscenze che gravita attorno al bar di Sant’Alberto".

Lorenzo Priviato