Un percorso circolare e secolare. Nel 1967 l’ultimo abbattimento

Quattro chilometri di mura. Nel 1863 ne furono demoliti 500 metri per far spazio alla stazione ferroviaria, poi un tratto di dieci metri per collegare la città a piazza della Resistenza.

Un percorso circolare e secolare. Nel 1967 l’ultimo abbattimento
Un percorso circolare e secolare. Nel 1967 l’ultimo abbattimento

Quattro chilometri attorno alla città antica, lungo il perimetro delle mura o dei suoi resti, un percorso circolare attraverso oltre venti secoli di storia. Le prime mura risalgono all’età Repubblicana, verso la fine del terzo secolo a. C. La cinta fu poi ampliata dall’imperatore Onorio quando nel 402 Ravenna divenne capitale dell’Impero Romano d’Occidente: Onorio diede corso a una imponente fortificazione, mura di nove metri d’altezza e oltre due metri di spessore a racchiudere un’area di oltre 160 ettari (contro i 33 dell’età Repubblicana). E sono le strutture che ancora oggi sono in parte visibili (nel Medioevo furono arricchite con varie torri, quattordici porte e molte posterle, piccole porte seminascoste); a metà del 1400, quando la città era entrata a far parte della Repubblica di Venezia, fu poi costruita la fortezza voluta dal doge Francesco Foscari, al cui interno fu eretta la Rocca di Brancaleone.

Nel corso degli ultimi secoli del millennio passato parte delle enormi mura furono smantellate anche per utilizzarne il materiale ricavato e, soprattutto da fine Ottocento alla metà del Novecento, la distruzione è stata più sistematica per far spazio a insediamenti di varia natura. C’è un artista, archeologo e storico ravennate, Gaetano Savini, che all’inizio del Novecento ha raccolto in centinaia di pagine e diversi volumi, la storia urbanistica della città, con foto e disegni e si deve a questo enorme lavoro se oggi si possono avere precisi riferimenti al dinamismo del tessuto cittadino e, quindi, delle mura storiche, i torrioni e le porte che nel 1900, come mostra una pianta disegnata dallo stesso Savini, in gran parte circondavano ancora la città: mura della Rocca, mura di Porta Serrata, mura di Sant’Anna, mura di San Vitale, mura del Torrione, mura di Porta Gaza, mura a lato di via Corti alle Mura e via Zaganelli alle Mura, poi le Mura Antiche fino a via Alberoni.

Ma già c’era una grande eccezione, primo risultato della ‘modernizzazione’ dell’epoca: nel 1863 mezzo chilometro di mura medievali comprese fra la Fortezza e le adiacenze di via Alberoni fu abbattuto per fare spazio alla stazione ferroviaria (era stata appena costruita la linea per Castel Bolognese) e due anni più tardi furono fatti saltare anche la porta Alberoni e un altro pezzo di mura per far posto alla linea ferroviaria per Rimini.

Poi nel corso degli anni a essere distrutti furono altri tratti di mura, porte e torrioni. Fino a giungere ad epoca relativamente recente, al novembre del 1967, quando fu abbattuto un tratto di una decina di metri delle mura che chiudevano, a sud, via Cura con l’obiettivo di collegare il centro città con la nuova area per il mercato ambulante, piazza del Foro Boario (poi piazza della Resistenza) che lì si sarebbe trasferito nella primavera del 1968.

c.r.