Una vita fra politica e ambiente: "Nel 1997 il via alla differenziata, ma quante resistenze incontrammo"

Andrea Mengozzi, ex assessore della Provincia e vice preside della scuola media ’Don Minzoni’ "Nel 1997 con il decreto Ronchi cambiò tutto per la raccolta rifiuti, niente più discarica. Ma non fu facile".

Una vita fra politica e ambiente: "Nel 1997 il via alla differenziata, ma quante resistenze incontrammo"

Una vita fra politica e ambiente: "Nel 1997 il via alla differenziata, ma quante resistenze incontrammo"

Tutela dell’ambiente, legalità, giustizia sociale: eccoli, trent’anni fa e ancora oggi, i capisaldi dell’impegno politico e dell’attività professionale di Andrea Mengozzi, consigliere comunale quando sindaco era Pier Paolo D’Attorre, assessore provinciale all’ambiente per tre mandati, a partire da quegli anni 90 in cui il decreto Ronchi impose la raccolta differenziata dei rifiuti; anni in cui Ravenna attirò investitori, primo fra tutti Marcegaglia, anni in cui gli aerei della Nato decollavano da Cervia per andare a sganciare bombe sulla Serbia e lui accolse l’appello della sindaca di Pancevo per andare là a organizzare il monitoraggio dell’aria avvelenata dal petrolchimico bombardato; poi la professione, docente di lettere e storia e vicepreside.

Ricordo quanto fosse radicale sia come consigliere comunale sia come assessore provinciale...

"Radicale su tre fronti: tutela della natura, dell’aria, dell’ambiente in senso lato; legalità, a maggior ragione del pubblico amministratore, pensi che si era in piena stagione di Tangentopoli; e infine giustizia sociale, ovvero chi resta indietro deve essere aiutato".

In consiglio comunale lei controllava ogni virgola delle delibere.

"Ero entrato nel 1994, al posto di Guido Pasi, con una lista di Rete-Rifondazione e Verdi. Quando si doveva votare una delibera relativa a lavori svolti ad esempio in compensazione, andavo a controllare che fossero stati eseguiti come il testo imponeva. E più di una volta il sindaco D’Attorre fu costretto a ritirare la delibera su mia segnalazione, consegnavo anche le foto…L’onestà dell’amministratore per me era un principio inderogabile, l’attività politica come servizio era il mio obiettivo".

Erano anche gli anni più difficili per Ravenna, la morte di Gardini, l’evaporazione del gruppo Ferruzzi…

"Pier Paolo D’Attorre da grande uomo politico e di cultura che era riuscì a tenere la barra dritta e a portare Ravenna fuori da una crisi che avrebbe potuto affondarla. Purtroppo un tragico destino lo attendeva: prese commiato da questa terra nel pomeriggio di una domenica, il 27 aprile 1997, in cui si votava per il suo successore".

Venne rinnovata anche la Provincia e per lei sarebbe iniziato un lungo impegno politico-amministrativo.

"Fu Gabriele Albonetti, rieletto presidente al secondo mandato, un uomo di grande visione politica, che mi ha insegnato tanto, a chiamarmi in giunta e a darmi le deleghe all’ambiente, alla protezione civile, alla difesa del suolo. ‘Mi hanno parlato bene di tè’ disse. E così succedetti ad Attilio Rinaldi, l’uomo-mito della Dafne. Una nomina che cambiò anche la mia vita privata. In Giunta incontrai Livia Molducci, era neo assessore, bilancio e pari opportunità, diventò mia moglie. Sono rimasto in carica per tre mandati".

Torneremo sul suo impegno politico, mi dica della sua famiglia.

"Il babbo, Lino, era originario della vallata del Bidente e la famiglia si trasferì a Punta Marina nel dopoguerra, alla ricerca di migliori condizioni di vita. E lì a Punta, il babbo si è sposato, di mestiere faceva il fabbro. La mamma si chiama Lucia e ancora abita a Punta Marina dove pure risiede mia sorella Adele".

Infanzia e adolescenza in riva all’Adriatico…

"Anni meravigliosi, io sono nato nel 1961. Ricordo la maestra Maria Antonietta Cicognani Mantellini, una grande insegnante, che ha segnato il corso dei miei studi: lei ci spronava nella lettura e nello studio della storia. E guarda caso, mi sono poi laureato, con lode, in Storia contemporanea con il professor Luciano Casali, di Russi. Con una tesi che è diventata una fonte importante per gli studiosi del periodo fascista".

Nel senso?

"Che ho scritto le biografie di un centinaio di ravennati perseguitati dal fascismo, mandati al confino, processati dal Tribunale speciale, incarcerati. Un lavoro svolto su due fronti, sulle schede del casellario giudiziario all’archivio di Stato centrale a Roma e le interviste ai perseguitati ancora in vita. Un lavoro scaturito da una ricerca che stavo facendo con il nostro Istituto storico della Resistenza di cui era direttore Claudia Bassi Angelini e presidente Emilio Molducci, padre di Livia che all’epoca non conoscevo".

Siamo nel 1987, la politica la stava già interessando?

"No, pensavo all’insegnamento, feci domanda per Nuoro e Novara e il 2 febbraio del 1988 arrivò la prima supplenza alle medie ad Arona. Cui seguirono supplenze più o meno lunghe tutte in Piemonte, Omegna, Novara, Verbania, Lago d’Orte. Pensi che ad Omegna ho lavorato per un anno con Ersilia Zamponi, ‘allieva’ di Gianni Rodari. Poi nel 1992 vinsi il concorso per la cattedra in provincia di Ravenna, prima a Massa Lombarda quindi alla don Minzoni. La politica arrivò nel 1993".

In piena bufera tangentopoli. "C’erano le prime elezioni dirette del sindaco, fui contattato sia dal Pds sia dai bertinottiani. Accettai perché pensavo che, dopo la bufera tangentopoli, occorresse gente integerrima che esercitasse un ferreo controllo per impedire il ripetersi del mercimonio della politica".

Ne abbiamo parlato ed eravamo rimasti al suo primo mandato da assessore all’ambiente in Provincia.

"Nel 1997 era stato approvato il decreto Ronchi per l’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti. Eravamo agli albori, a Ravenna parte andavano in discarica e gli altri al bruciatore per produrre energia e per questo c’erano resistenze alla differenziata. Diverso il fronte lughese, dove Team già operava in quel senso. Poi si trattava di organizzare i servizi e a inizio Duemila cominciammo con una sistematica opera di sensibilizzazione. Nel 2011, alla mia uscita dalla Provincia la differenziata raggiungeva il 57%".

In quegli anni Marcegaglia costruì il nuovo stabilimento… "Noi e Comune riuscimmo a dare il via libera in pochi mesi nel pieno rispetto delle norme, anzi, di più perché ‘imponemmo’ anche a Marcegaglia la politica degli ‘accordi volontari’ per cui a Ravenna le emissioni dovevano essere inferiori a quelle di legge. Sempre in quegli anni riuscimmo ad ottenere la conversione della centrale Enel da olio a metano e inducemmo le aziende a pagare la rete delle centraline di monitoraggio dell’aria in area industriale".

Ricordo che nel 2001 venne a incontrarla la sindaca di Pancevo…

"La gente moriva di cancro dopo i bombardamenti sulle industrie. Lei ci chiese aiuto e noi intervenimmo con una rete di centraline, andavo io stesso a controllare i lavori di montaggio. Sono orgoglioso di questo. E anche di aver costretto il sindaco di Milano Formentini ad avviare la costruzione dei depuratori in cambio delle 5mila tonnellate di rifiuti che noi accogliemmo in discarica".

Lei in provincia ha poi fatto due mandati con presidente Francesco Giangrandi.

"Anche lui un grande personaggio, pragmatico, da cui pure ho imparato molto. Nel 2011 sono tornato alla scuola, alla don Minzoni di cui sono anche vicepreside. Qui porto avanti il discorso della tutela ambientale abbinato alla creatività, alla manualità: abbiamo costruito un mausoleo di Teodorico in scala con le lattine".