Alberto Agazzani, clamoroso colpo di scena: spunta la pista dell'omicidio

Maria Paola Bonasoni, consulente della Pm Pantani, ha deposto ieri al processo sull’eredità del critico d’arte. "Potrebbe essere stato tramortito con farmaci e poi appeso, l’ipotesi più plausibile è l’azione di terzi"

Alberto Agazzani

Alberto Agazzani e, in alto a destra, la Pm Maria Rita Pantani

Reggio Emilia, 23 febbraio 2022 - L’ombra di un delitto camuffato da una messinscena. È il dubbio, sollevato da un consulente medico della Procura, che squarcia la ricostruzione, per come finora emersa, delle ultime ore di vita di Alberto Agazzani, critico d’arte reggiano, ritrovato morto a 48 anni - il 16 novembre 2015 - nella sua casa in centro storico, in via Farini. All’epoca si ipotizzò che avesse compiuto un gesto estremo, impiccandosi. Poi fu avviata un’inchiesta sulla sua eredità, scaturita in un processo che vede imputato Marco Lusetti, ex vicesindaco di Guastalla, per falso in testamento olografo e truffa a proposito di un atto. Ed è stato ieri, nel dibattimento davanti al giudice Matteo Gambarati, che gli interrogativi sulla fine di Agazzani hanno ripreso consistenza.

"Pur con tutti i limiti degli accertamenti che ho svolto, l’ipotesi più plausibile è che ci sia stata l’azione di terzi": a prospettare un possibile omicidio è Maria Paola Bonasoni, medico specializzato in anatomia patologica, nominata consulente tecnico dal pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta. La specialista si sbilancia dopo essere stata incalzata dal giudice "a trarre una conclusione", al termine di un’audizione a tratti controversa.

All’inizio Bonasoni aveva premesso di aver potuto vedere a suo tempo "solo quattro foto, di qualità non ottimale" e di aver fatto "un sopralluogo tardivo, il 17 marzo 2016". L’inchiesta della Procura scattò infatti qualche tempo dopo la morte, perché all’inizio non erano stati ravvisate anomalie. Il medico accenna a quattro possibili ipotesi, di cui una da lei ritenuta "più plausibile", specificando poi "se volessimo ritenerlo un suicidio": "Lui è stato trovato impiccato a una ringhiera con una cintura di cuoio, a cui si attaccava un’altra di stoffa che sosteneva il cadavere, trovato in piedi accanto a un pouf: sarebbe salito sopra legandosi e poi lasciandosi andare". Ma la dottoressa si è poi espressa a sostegno di una fine violenta: "Ritengo più probabile la sospensione di un uomo già morto, o quasi morto - afferma -. Prima sarebbe stato tramortito con farmaci, poi impiccato per simulare il suicidio".

Nell’aula cala il gelo. Il pm ricorda che "non fu più possibile fare accertamenti sul cadavere, perché cremato. E anche gli abiti furono restituiti". Mentre la dottoressa, che colloca la morte "tra le 21.40 del 15 novembre 2015 e l’1.40 del giorno dopo", snocciola le anomalie, spronata anche dal pm "a lasciare da parte le impressioni e a soffermarsi invece su deduzioni logiche". "La più pesante" riguarda la corporatura di Agazzani e le dimensioni del locale: "Dallo scorrimano della ringhiera al pavimento c’erano 2 metri e 5 centimetri di distanza. Agazzani era alto 1,86 e pesava 90-100 chili. La cintura in cuoio era lunga 120 centimetri, chiusa 47. Quella in stoffa ne aggiungeva altri 10. Sommando i 186 centimetri dell’uomo, ai 10 e ai 47, si va ben oltre i 205 tra ringhiera e pavimento. Di solito chi si impicca sceglie altezze maggiori".

Seconda anomalia: "Abbiamo rilevato che lo scorrimano in legno era scalfibile anche con un’unghia. Ma nel punto in cui era appoggiata la fibbia str anamente non sono rimasti segni". Poi un’altra osservazione: "Sembra che la cintura sia stata chiusa dall’alto, cioè dalla balconata". Altro elemento molto sospetto, la camicia indossata: "Era perfettamente stirata, ma aveva molte pieghe verso le ascelle, come se qualcuno avesse sorretto Agazzani da dietro". Durante la deposizione Lusetti è uscito dall’aula: "Non se la sente di essere presente", chiarisce l’avvocato difensore Erica Romani. Che pone diverse domande e alla fine rimarca al giudice l’incongruenza della teste. Prossima udienza in maggio.