Il centro culturale islamico è realtà. "Un modello per tutta l’Italia"

Il prefetto Cocciufa all’inaugurazione della nuova struttura di Montecchio (Reggio Emilia): "Bella fusione di popoli"

Una immagine dell’inaugurazione di ieri della nuova sede di Al Huda, ricavata negli stabili dell’ex Latteria Madonna dell’Olmo

Alcune immagini dell’inaugurazione di ieri della nuova sede di Al Huda, ricavata negli stabili dell’ex Latteria Madonna dell’Olmo: a destra la sala per la preghiera divisa in due (la parte dietro per le donne) da pilastri e dotata di Minbar (il ‘pulpito’) sulla parete rivolta verso la Mecca

Montecchio (Reggio Emilia), 3 marzo 2024 – Il Centro Culturale Islamico di Montecchio come modello da esportare in altri luoghi non solo della provincia, ma di tutta Italia. Lo ha detto la prefetta Maria Rita Cocciufa all’inaugurazione della nuova sede di Al Huda, ricavata negli stabili dell’ex Latteria Madonna dell’Olmo.

Un sole che alla fine ha bucato le nuvole di pioggia ha accolto non meno di cinquecento persone festose per la cerimonia. Nell’aria le risate dei bambini che saltellavano sui gonfiabili e il profumo dei manicaretti – decine di vassoi di dolcetti e fagottini salati, erbazzone e involtini di carne – preparati dalle donne della comunità musulmana locale. La presenza della prefetta e del console generale del Senegal a Milano Mamadou Lamine Diouf, accanto alle autorità locali, ha segnato l’importanza dell’evento, durante il quale chiunque ha potuto visitare la vastissima sala da preghiera ricavata dove un tempo si produceva Parmigiano-Reggiano.

Metà dello stabile è ancora inagibile, là dove verranno ricavati un negozio, una sala polivalente per giovani e, al primo piano, aule. Agibili oggi un salone con cucinotto, il futuro negozio del barbiere, gli uffici, i bagni – dove si possono effettuare le abluzioni rituali –, e la sala da preghiera divisa in due (la parte dietro per le donne) da pilastri e dotata di Minbar (il ‘pulpito’) sulla parete rivolta verso la Mecca.

“Complimenti per il grande lavoro di cui oggi si colgono i frutti – ha sottolineato Cocciufa prima del taglio del nastro –. Che parte dalla volontà di stare insieme in questa comunità e dare un contributo fino al punto di fondersi. Qui c’è una bella fusione tra popoli, etnie, religioni che convivono da anni in pace, serenità, e che costituiscono un modello. Sarebbe bello che questo modello possa anche esser esportato in altri luoghi non solo della provincia ma di tutto il Paese. Lo Stato c’è e segue con attenzione".

Grande la soddisfazione per il sindaco Fausto Torelli, per poche ore lontano dalle polemiche politiche: una targa in suo onore è stata posta all’ingresso. "Il Centro è presente a Montecchio da tanti anni – ha spiegato – ed è punto di ritrovo di musulmani che vivono, lavorano, partecipano alla vita sociale. Non è passata sotto silenzio la loro presenza vicino alle fasce più deboli della società… Cultura, conoscenza curiosità sono alla base d’un progetto di pace vera e duratura, per il domani dei nostri figli. A Montecchio cerchiamo quotidianamente di realizzare rispetto, tolleranza, inclusione sorvegliando sempre che non si deroghi da un percorso di legalità".

Gli ha fatto eco don Angelo: "La conoscenza e cultura, per favorire cambiamenti duraturi nella Storia; il dialogo, per camminare insieme; il valore della Fede: in un mondo sempre più secolarizzato la presenza di persone che la vivono come ispirazione nella propria vita rappresenta una ricchezza".

Il Console ha esortato a integrarsi e rispettare le leggi italiane, mentre l’imam Rachid Ezzahrane ha affermato che il centro è stato costruito come "punto di pace, confronto e fede. Dove si cerca e si trova la moderazione, contro gli eccessi e la negligenza. La nostra religione viene per migliorare vista sociale delle persone, dei bisognosi. Prima viene il collettivo, dopo l’individuale". Ha poi auspicato che il centro diventi per un punto di riferimento per i giovani.