Il messo comunale ai domiciliari: "Disprezzava i doveri istituzionali e usava per sé l’auto di servizio"

Le dure parole del gip Dario De Luca nell’ordinanza relativa al traffico illecito delle residenze. L’inchiesta, che conta 39 indagati, partì da una segnalazione fatta dal dirigente Alberto Bevilacqua

Le indagini sono state condotte dalla Polizia locale di Reggio (foto d’archivio)
Le indagini sono state condotte dalla Polizia locale di Reggio (foto d’archivio)

Reggio Emilia, 30 dicembre 2023 – "Assoluto disprezzo per i doveri istituzionali connessi alle sue funzioni di pubblico dipendente". E poi: "Determinazione preordinata ad approfittare di tali funzioni - nonché dell’assenza di controlli effettivi - e ad abusare della propria posizione per dedicare il tempo lavorativo, e anche l’auto assegnata per esclusivi scopi di ufficio, a soddisfare esigenze proprie".

È quanto scrive il giudice delle indagini preliminari Dario De Luca nell’ordinanza in cui ha disposto, accogliendo la richiesta della Procura, la misura cautelare dei domiciliari per Roberto Campari, l’ex messo comunale 57enne arrestato al culmine di un’articolata indagine della polizia locale. Parole da cui sembra di intuire che sull’operato dell’allora dipendente del municipio reggiano non fossero svolte verifiche.

"Anche se gli episodi di corruzione sono comprovati in termini numericamente esigui, essendo emersi solo grazie alla collaborazione con gli inquirenti di un interprete, tuttavia è ragionevole ipotizzare che siano solo la punta di un iceberg".

L’inchiesta riguarda 39 indagati per un giro, dietro compenso, di false residenze date a stranieri nella zona stazione, al fine di agevolare l’ottenimento del permesso di soggiorno. L’attività investigativa è nata da una segnalazione del dirigente dell’ufficio Anagrafe Alberto Bevilacqua alla polizia locale: una donna aveva segnalato che, quando il figlio aveva chiesto la carta d’identità, un addetto le aveva riferito che nella loro casa risultavano residenti numerosi stranieri, da lei e dal marito mai conosciuti od ospitati. Gli agenti del comando di via Brigata Reggio ha avviato gli accertamenti: stranamente le richieste di residenza degli immigrati risultavano corredate da una dichiarazione di assenso e dai documenti di identità della donna. Nel gennaio 2020 quest’ultima e il marito misero nero su bianco di non aver mai autorizzato quelle persone a stare nella sua casa, disconobbero la propria firma e palesarono l’utilizzo abusivo dei documenti. Emerse che le pratiche di residenza furono portate avanti tutte da Campari, che risultò non sconosciuto al padrone di quella casa: nel 2018 aveva infatti affittato al messo comunale un’abitazione, da qui secondo gli inquirenti "lui venne certamente in possesso dei documenti dell’uomo". La donna aveva poi raccontato che, per la casa in cui figuravano abitare gli stranieri, lei si era rivolta a un pakistano, nel frattempo venuto a mancare e ritenuto il braccio destro di Campari. Un interprete di origine straniera si presentò alla polizia locale nel settembre 2020, dopo aver rinunciato a allettante proposta: "Disse di essere stato contattato più volte dal pakistano che chiedeva la sua collaborazione nell’attività con Campari, proprio per la sua professione di traduttore regolarmente iscritto alla Camera di commercio - ricostruisce la Procura -. Il pakistano gli prospettò di ampliare la clientela di stranieri che necessitavano di ottenere la residenza pur non avendone i requisiti. L’interprete aggiunse che il pakistano lo avrebbe ricompensato con 100 euro a pratica". E che gli parlò del messo comunale, da lui riconosciuto in foto.