Saman, la difesa della mamma: "Pensavano fosse fuggita con Saqib. I genitori sono estranei"

L’arringa di Simone Servillo, legale della latitante Nazia Shaheen. La telefonata: "Hasnain propose a Shabbar il pestaggio del fidanzatino".

La difesa della mamma: "Pensavano che Saman  fosse fuggita con Saqib. I genitori sono estranei"

La difesa della mamma: "Pensavano che Saman fosse fuggita con Saqib. I genitori sono estranei"

Reggio Emilia, 1 dicembre 2023 – La versione di Shabbar Abbas su quanto avvenne nella notte del 30 aprile 2021, quando la figlia Saman sparì per sempre, è stata raccontata ieri in tribunale dall’avvocato Simone Servillo, durante l’arringa in difesa della sua assistita, la madre Nazia Shaheen, conclusa con la richiesta di assoluzione "per non aver commesso il fatto".

"Quella sera Saman disse ai genitori che voleva andarsene di casa; loro pensavano che lo avrebbe fatto con Ayub Saqib", il suo fidanzato in Italia. "Alle 22.53 le telecamere ripresero Nazia uscire di casa con Saman: insieme parlarono del fatto che lei voleva andare via. Questa è un’informazione nuova, che ci ha dato Shabbar", spiega Servillo. "Nazia voleva convincerla a non andare via: per lei, e anche per me - dice il difensore - Saqib è una brutta persona. Rientrano alle 23 e poi Nazia esce da sola perché in casa l’aria era irrespirabile. Intanto Saman si cambia gli abiti e chatta. Il padre pensa che lei scriva a Saqib e si dispera perché vede che lei fa sul serio: pensa che Saqib l’avrebbe presa e cerca di convincerla a non partire".

Dalle 23.06 alle 23.57 ci sono otto chiamate di Abbas al fratello Danish Hasnain, tre con risposta: "Shabbar gli dice che Saqib sarebbe andata a prendere la figlia". Hasnain gli avrebbe detto: "Non ti preoccupare, arrivo lì insieme ai miei cugini Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq, senza farci vedere da Saman. Così intercettiamo Saqib e lo picchiamo". La 18enne esce a mezzanotte, "due minuti dopo quel colloquio".

Poi Servillo riferisce il racconto di Shabbar sui successivi movimenti davanti a casa: "Nazia aveva capito che la figlia non sopportava il padre, così la seguì per persuaderla a non partire. Shabbar vede le due donne, poi la moglie rientra arrabbiata. Saman va avanti e cammina verso strada Reatino. La coppia rientra a mezzanotte e 2 minuti".

Per Servillo non è sostenibile la tesi dell’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Hasnain, secondo cui la madre ha ucciso la figlia in quel momento stringendole un foulard al collo: "Nei 57 secondi in cui Nazia sta fuori non è verosimile che l’abbia strangolata. Il perito anatomopatologo Cristina Cattaneo ha detto che sarebbero bastati 30 secondi, ma senza trovare resistenze, e che ci sarebbe voluta forza per rompere l’osso ioide di una giovane".

Ma chi doveva incontrare Saman e dove doveva andare? "A oggi nessuno lo sa - dice Servillo -. I genitori non sono stati in grado di dirlo: secondo Shabbar, lei doveva uscire per incontrare Saqib e andarsene. Dopo gli altri allontanamenti di Saman, sapevano che trattenerla sarebbe stato inutile". Servillo dà una spiegazione alternativa all’oggetto che aveva in mano Shabbar quando esce di casa per la seconda volta: "Abbiamo fatto analizzare il filmato. Non era uno zaino, verità inventata della Procura, ma una busta bianca con cui Shabbar aveva raccolto la biancheria intima della moglie, senza toccarla: quegli indumenti lei li stendeva in un punto nascosto, su un filo tra la seconda e la terza serra, a differenza degli altri che li metteva ad asciugare sullo stendino di fianco alla porta di casa". La mattina dopo, la coppia prende il taxi per andare a Malpensa e prendere l’aereo per il Pakistan: "Hasnain arriva e li aiuta a caricare i bagagli. Shabbar gli chiede se poi aveva preso Saqib, ma Danish gli dice di no. I genitori pensano così che lei fosse andata via con Ayub".