Portanova alla Reggiana, le femministe: “Incontriamo i tifosi granata”

L’associazione femminista smorza i toni con gli ultras: "Perché non dialoghiamo in maniera leale e corretta? L’intenzione non è quella di fare le maestrine, ma spiegare la nostra battaglia alla violenza di genere"

Reggio Emilia, 9 agosto 2023 – Dopo cartellini rossi e fischietti, ora chiedono una sorta di ’terzo tempo’ come nel rugby. L’associazione antiviolenza Nondasola invita tifosi e ultras della Reggiana ad un confronto sul caso Portanova, il neo calciatore granata condannato a sei anni, in primo grado e in abbreviato, per violenza sessuale di gruppo. Le femministe, dopo i flash-mob in piazza Prampolini e il blitz ai campi di allenamento di via Agosti per manifestare contro l’ingaggio da parte della società, ora tendono la mano anche nel tentativo di smorzare i toni.

Le femministe di Nondasola e Manolo Portanova
Le femministe di Nondasola e Manolo Portanova

"Molte diverse posizioni si sono espresse in città – premette in una nota Nondasola – Un dibattito suscitato, lo ricordiamo, dalla protesta di una tifosa che a seguito dell’ingaggio del giocatore ha chiesto la restituzione del denaro speso per l’abbonamento. Sappiamo di molti altri tifosi che hanno in varie forme espresso la loro contrarietà; alcuni il loro disagio; altri hanno espresso sostegno alla decisione della società. Ci preme dire che non vediamo alcuna tifoseria come nemica: quella del nemico è una logica che non ci appartiene. Crediamo anzi nel conflitto come antidoto alla violenza, purché sia vissuto in maniera leale e diretta".

Da qui l’appello a chiare lettere: “Per questo invitiamo i tifosi e le tifose, anche gli integranti delle Teste Quadre, a un confronto con noi operatrici del Centro Antiviolenza. La nostra intenzione non è certo quella di insegnare, quanto piuttosto di mettere al centro del dialogo le motivazioni reciproche, l’incomprensione che sta dividendo la città ma anche i tifosi".

E scendono nei dettagli dei contenuti che vorrebbero affrontare: "La parte che spetta a noi, come Associazione Nondasola, in questo confronto è l’esperienza di come si sopravvive alla violenza, fisica, sessuale, psicologica. Ci è stata raccontata da chi l’ha subita da quando il Centro è stato aperto. Da lì viene anche il nostro lavoro di prevenzione, che ancora una volta non consiste nell’insegnare a ragazzi e ragazze cos’è la violenza, ma in un dialogo franco su ciò che loro vedono e noi non vediamo, su ciò che noi vediamo e loro non vedono. Abbiamo fiducia nel fatto che solo fermandosi insieme a ragionarci sopra certi nodi possano allentarsi: a volte sciogliersi. È soprattutto così che le cose cambiano. È così che il marchio infame della violenza sulle donne va lentamente sbiadendo dalla cultura e dalla società in cui viviamo, tutte e tutti insieme. Raccomandare alle nostre figlie di stare attente a dove vanno non sarà mai abbastanza finché i figli maschi non saranno più consapevoli".

Tuttavia, Nondasola non demorde e non intende mollare per far valere le proprie ragioni sul caso. "In attesa di una risposta da parte del tifo, organizzato e non organizzato, continueremo a esprimerci pubblicamente sui temi sollevati da questo ingaggio. Continueremo a battere come l’acqua sulla roccia. È quello che facciamo ogni giorno, da 26 anni", concludono.