Saman, è battaglia in aula: fu un incidente per l’avvocato del papà. La tesi che indigna le colleghe

Per il difensore del padre della ragazza, l’omicidio non è stato volontario. Insorgono le donne: "Non c’è rispetto per le vittime di femminicidio"

Reggio Emilia, 7 novembre 2023 – Il volto di Saman Abbas, incorniciato da una fascia di stoffa rossa. Stesso colore delle scarpe simbolo della lotta alla violenza sulle donne, postate vicino a lei su Facebook. Dal social network rimbalza un interrogativo, sollevato dall’avvocato reggiano Maura Simonazzi: "È stato un incidente?". La domanda provocatoria vuole riprendere polemicamente la tesi sostenuta dall’avvocato Enrico Della Capanna, codifensore - insieme al collega Simone Servillo - dei genitori della 18enne pakistana uccisa e sepolta a Novellara.

Battaglia tra legali: "Saman? Un incidente". Le avvocatesse insorgono
Battaglia tra legali: "Saman? Un incidente". Le avvocatesse insorgono

La sua provocazione ha raccolto i like di molte donne: alcune fanno l’avvocato, altre seguono questi temi per lavoro, oppure sono semplicemente rimaste colpite. A margine dell’ultima udienza del processo per l’omicidio di Saman Abbas, che vede cinque familiari imputati, l’avvocato Della Capanna aveva condiviso le parole raccolte dal padre Shabbar Abbas: "Non ho ucciso mia figlia. Di una cosa sono sicuro, l’omicidio è avvenuto in ambito familiare".

E poi aveva introdotto la possibilità di evento non voluto: "Sono convinto, ma certo non sono detentore della verità assoluta, che la morte di Saman sia stata un incidente - aveva affermato Della Capanna -. Le indagini hanno sempre insistito su una e una sola ipotesi. Eppure sono diverse le alternative possibili. Sappiamo che Saman quella sera uscì di casa vestita con jeans e scarpe allacciate per andare via, chissà dove. È probabile che si sia riparata in casa di qualcuno, un parente certo, e lì, magari al culmine di una lite, sia stata uccisa. Vero è che, nella fossa, non aveva né le scarpe né i calzini. Oppure, altra ipotesi, è che un parente l’abbia afferrata di forza per non farla andar via, e nel farlo le abbia spezzato l’osso del collo".

L’autopsia ha individuato la causa della morte in una frattura dell’osso ioide dovuto a probabile strozzamento con le mani. In un altro post, pubblicato sabato, Simonazzi conclude così: "Le vittime di femminicidio sono nuovamente violate nelle aule giudiziarie anche attraverso tesi difensive come questa. Seppure legittime e incontestabili, sono offensive del sentimento di dolore e ingiustizia che, passando attraverso il percorso della Giustizia, dovrebbe emergere e portare pace e verità".

In un post tuona l’avvocato Alessandra Torreggiani: "Una vergogna. Ma del resto a Reggio è seguita la tesi difensiva da parte di ‘colleghe illustri’ che nelle violenze domestiche la donna si sia picchiata da sola per rendere la vita impossibile all’ex marito". Sembra esprimere dissenso anche l’avvocato Mariasilvia Grisanti: "Io non ho parole". Figura un like della criminologa Maria Rosaria Palmigiano, consulente per la Procura di Modena: "Questa tesi, alla luce dei riscontri autoptici, è inverosimile - dice da noi interpellata -. Il 25 novembre, scenderemo in campo per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Assistere a dinamiche simili indispettisce chi lavora per la loro tutela".

Like pure dell’avvocato Barbara Spinelli, che è stata autrice della voce ‘femminicidio’ per la Treccani: "Le pressioni subite dal fratello di Saman sono classiche dinamiche familiari nei casi di matrimoni forzati, e rispondono alle logiche di richiamo al rispetto di un codice secondo cui la scelta obbligata è la difesa dell’onore. È paragonabile alle pressioni che subisce un pentito in una famiglia mafiosa. Anche per questo la tesi dell’incidente appare incompatibile con le dinamiche di questo tipo di femminicidio".