Case di riposo, i sindacati: "Stangata evitata per 1.200 famiglie riminesi"

La Regione Emilia Romagna evita l'aumento delle rette per le case di riposo e i centri socio riabilitativi, grazie a un accordo con i sindacati. Saranno destinati 10 milioni di euro per ridurre l'importo delle rette a carico delle famiglie con condizioni economiche medio basse. Resta la preoccupazione per la mancanza di finanziamenti nazionali per le politiche sociali e la sanità pubblica.

Case di riposo, i sindacati: "Stangata  evitata per 1.200 famiglie riminesi"
Case di riposo, i sindacati: "Stangata evitata per 1.200 famiglie riminesi"

La stangata, almeno per il momento, è stata evitata. Possono tirare un sospiro di sollievo le 1.200 famiglie riminesi che, con l’aumento delle rette delle case di riposo e dei centri socio riabilitativi e residenziali, avrebbero dovuto sborsare fino a 1.500 euro in più all’anno. Dopo un pressing serrato, la Regione Emilia Romagna ha annunciato il raggiungimento dell’intesa coi sindacati per rivedere gli aumenti. Da Rimini Cgil, Cisl e Uil cantano vittoria per il via libera alla "richiesta di attutire l’impatto sociale delle nuove rette già a partire da quest’anno, con un intervento del fondo sociale regionale che, in occasione del prossimo assestamento di bilancio, sarà incrementato di 10 milioni di euro destinati ai Comuni per ridurre l’importo delle rette a carico degli utenti con condizioni economiche medio basse". Uno stanziamento di risorse destinato, in buona sostanza, a sterilizzare almeno in parte gli effetti prodotti dai rincari sulle tasche delle famiglie.

Altro passo in avanti significativo, secondo i sindacati è dato dalla "decisione di adottare per il futuro l’Isee applicato in maniera lineare per la definizione delle rette regionali", così da contrastare "le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai diritti sociali universali". Per i sindacati si tratta di "risultati importanti, frutto della mobilitazione avviata nei territori e della pressione esercitata sull’opinione pubblica, sulle forze politiche e sui livelli istituzionali comunali e distrettuali". Revocate le iniziative di mobilitazione che erano state programmate, compresa la manifestazione davanti alla Regione del 13 febbraio prossimo. A detta dei sindacati, resta comunque la preoccupazione "per la grave carenza di finanziamenti nazionali a sostegno delle politiche sociali, per la non autosufficienza e per la sanità pubblica, che continua a rappresentare una pesante ipoteca per il futuro del sistema sociosanitario dellEmilia Romagna, nello sforzo di un’innovazione che possa salvaguardare quelle caratteristiche che l’hanno reso un punto di riferimento".