I maghi delle criptovalute: in tre finiscono nei guai

Otto mesi per ognuno de i tre imputati alla sbarra, accusati di aver promosso l’acquisto di pacchetti di bitcoin senza essere abilitati alle operazioni

I tre imputati promuovevano pacchetti di cripto senza le autorizzazioni

I tre imputati promuovevano pacchetti di cripto senza le autorizzazioni

Rimini, 31 marzo 2024 – Bitcoin e criptovalute: un settore che negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale, risvegliando l’interesse di tantissimi risparmiatori.

Anche nel Riminese non sono poche le persone che hanno deciso di affacciarsi su questo mondo sperando di veder ripagati i loro investimenti con guadagni considerevoli nel più breve tempo possibile.

Tre riminesi, due uomini e una donna tra i 39 e i 54 anni, sono però finiti nei guai perché, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero promosso l’acquisto di pacchetti di monete virtuali per conto di una società formalmente registrata a Panama ma operante anche nella nostra provincia.

Le operazioni, stando ai rilievi, sarebbero però avvenute senza che i tre indagati fossero in possesso delle abilitazioni per poter proporre servizi finanziari.

Si tratta di una violazione conosciuta come "abusivismo finanziario", che fa riferimento al decreto legislativo n.58 del 1998 che prevede sanzioni per chi, pur non avendo i permessi, "offre fuori sede, ovvero promuove o colloca mediante tecniche di comunicazione a distanza, prodotti finanziari o strumenti finanziari o servizi o attività di investimento".

Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, rientrano in questa tipologia anche le cosiddette ‘criptovalute’, in base al principio secondo il quale le monete virtuali sarebbero equiparabili ad uno "strumento di investimento", benché il tema sia oggetto di visioni e interpretazioni contrastanti.

Nei confronti dei tre indagati la Procura di Rimini ha presentato una richiesta di rinvio a giudizio.

Uno di loro, difeso dagli avvocati Alessandro Coppa e Leanne Arceci, ha scelto la strada del rito abbreviato, mentre gli altri due hanno chiesto e ottenuto il patteggiamento. Il gup ha uniformato per tutti e tre la pena, quantificata in otto mesi (con sospensione condizionale) e 3mila euro di multa.

Attraverso i propri rappresentanti in Italia, dal 2019 in poi la società panamense avrebbe organizzato, a Rimini e Cattolica, alcune convention nel corso delle quali venivano illustrare le potenzialità legate al mercato delle criptovalute. Il tutto accompagnato da alcune proposte di acquisto di quote di moneta virtuale che venivano veicolate anche online.

L’indagine trae origine da una segnalazione fatta arrivare alla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) che aveva disposto delle verifiche approfondite sulla società operante nel Riminese. Che alla fine aveva disposto la sospensione, per novanta giorni, dell’attività di promozione al pubblico di pacchetti di ‘cripto’.