Dall’arma al movente. Tanti nodi da sciogliere

Avvolto dal mistero lo strano incidente di Giuliano, il figlio della vittima

Dall’arma al movente. Tanti nodi da sciogliere
Dall’arma al movente. Tanti nodi da sciogliere

Una rosa di interrogativi. Misteri indecifrabili, che come tanti rivoli confluiscono verso un’unica domanda: chi ha ucciso Pierina Paganelli? Questo il rebus che, dal 4 ottobre scorso, vede impegnati giorno e notte gli investigatori della squadra mobile di Rimini, guidata dal vice questore aggiunto Dario Virgili e coordinata dal pm Daniele Paci.

L’attenzione degli inquirenti si è focalizzata principalmente su quattro persone. La prima è Manuela Bianchi, nuora e dirimpettaia di Pierina, la prima a ritrovare il corpo la mattina del 4 ottobre. Accanto a lei c’è il fratello Loris, che abita a Riccione, ma quella sera si trovava proprio lì, a cena, in via Del Ciclamino. E poi ci sono gli altri vicini di casa di Pierina, la coppia formata da Valeria Bartolucci e dal marito, Louis Dassilva, 33enne senegalese, che aveva una relazione segreta con la Bianchi. Anche lui è sceso nel garage, insieme a Manuela. Perquisizioni, sequestri, interrogatori. Ma, a distanza di 90 giorni, ancora nessun indagato.

E allora chi ha ucciso Pierina? E perché lo ha fatto? La seconda domanda è legata proprio al movente del delitto. Da tre mesi la squadra mobile di Rimini scava senza sosta nel passato dell’ex infermiera. Una cosa appare evidente: chi ha aggredito Pierina, era mosso da sentimenti di odio o risentimento, come rivelerebbbe l’accanimento con cui il killer si è avventato sul corpo. Ventinove fendenti. Ad infliggerli, stando alle prime conclusioni emerse dell’autopsia condotta dalla dottoressa Loredana Buscemi, sarebbe stata una persona alta almeno un metro e ottanta, impugnando un coltello da cucina con una lama di circa quindici centimetri. Coltello che però non è mai stato ritrovato dagli investigatori e che porta così alla terza domanda: che fine ha fatto l’arma del delitto?

Tra gli elementi in mano agli investigatori, ci sono due filmati provenienti dalla farmacia situata vicino al condominio. Il primo mostra l’auto di Pierina che imbocca la rampa della rimessa. Il secondo, proveniente sempre dalla farmacia, ha inquadrato una figura maschile - forse il presunto assassino - che attorno alle 22.20 del 3 ottobre si allontana dal complesso residenziale con in mano qualcosa (forse un sacchetto). A chi appartiene la sagoma misteriosa? E dove si stava recando, quella sera?

L’ultima domanda ruota attorno a Giuliano Saponi, il figlio di Pierina, marito di Manuela. Il 7 maggio viene ritrovato in fin di vita a una cinquantina di metri da casa, in via Coriano. I familiari sospettano un’aggressione, ma secondo gli investigatori Giuliano sarebbe stato colpito al volto dallo specchietto di un veicolo in transito, mentre si recava al lavoro in bicicletta, attorno alle 5.30. Un giallo nel giallo: che l’episodio sia in qualche modo collegato al delitto della madre di Saponi oppure si tratta semplicemente di una casualità?