Minacce di morte al Frontemare La condanna di Claudio Tucci "Foggia ferita, ma no a vendette"

Il padre del vigile del fuoco ucciso da un buttafuori risponde alla lettera inviata al Carlino "Ciò che è successo a mio figlio ha provocato rabbia in città, non facile da tenere a bada".

Minacce di morte al Frontemare  La condanna di Claudio Tucci  "Foggia ferita, ma no a vendette"
Minacce di morte al Frontemare La condanna di Claudio Tucci "Foggia ferita, ma no a vendette"

di Lorenzo Muccioli

"Non riesco a immaginare chi possa esserci dietro quelle lettere anonime, ma una cosa è certa: la morte di mio figlio ha generato una grande rabbia che non è semplice tenere a bada. E’ una vicenda che ha lasciato un segno profondo della nostra città natale, Foggia". A parlare è Claudio Tucci, papà di Giuseppe, il vigile del fuoco 34enne morto a seguito del pestaggio subito fuori dalla discoteca Frontemare di viale Principe di Piemonte l’11 giugno scorso. Un caso tornato di recente alla ribalta per effetto di una lettera contenente minacce ed intimidazioni recapitata nei giorni scorsi nella buca delle lettere della redazione di Rimini de Il Resto del Carlino.

Un messaggio che prende di mira "i proprietari del ristorante Lo Zodiaco, nonché della discoteca Frontemare", "l’albanese" Kladji Mjeshtri, il buttafuori di 28 anni in carcere perché accusato di omicidio volontario dopo l’aggressione ai danni del vigile del fuoco all’esterno del locale, e il suo difensore, l’avvocato Massimiliano Orrù. "Giuseppe sarà vendicato. Tempo al tempo...", è la promessa dai toni sibillini che riecheggia tra le righe della lettera battuta con il computer su un foglio A4 da mittenti anonimi che si definiscono "foggiani". Per il papà di Giuseppe, "è davvero difficile commentare fatti del genere. Quando abbiamo letto la notizia, io e mia moglie siamo rimasti esterrefatti, senza parole. A fatica stiamo cercando di rialzarci dopo questa tragedia che ha sconvolto per sempre le nostre vite, ma è un dolore troppo grande per poter essere superato. Mio figlio Giuseppe aveva lasciato Foggia nel 2019 per trasferirsi a Rimini dove aveva iniziato a lavorare come vigile del fuoco, ma in città aveva lasciato tantissimi amici e gli affetti più cari. I nostri concittadini ci sono rimasti vicini per tutto il tempo e non hanno mai smesso di testimoniarci il loro infinito affetto. E’ normale che una vicenda come questa abbia lasciato una brutta cicatrice nella comunità foggiana".

Tuttavia, prosegue papà Claudia, "penso che in questo momento non sia giusto farsi sopraffare da sentimenti di vendetta. Non è questo che io e la mia famiglia cerchiamo. L’unica cosa che desideriamo è che la giustizia faccia il suo corso e che chi ha delle responsabilità paghi per quello che ha fatto. Confidiamo negli inquirenti che si stanno occupando delle indagini e nella magistratura. Una reazione rabbiosa e violenta non sarebbe stata nello stile di mio figlio, che aveva dedicato la sua vita alla sicurezza del prossimo entrando a far parte dei vigili del fuoco". L’inchiesta attorno all’omicidio di Tucci è condotta dalla squadra mobile di Rimini, diretta dal vice questore aggiunto Dario Virgili, con il coordinamento del sostituto procuratore Davide Ercolani. Prevista l’apertura di un nuovo filone di indagine relativamente alle minacce di morte, accompagnata dalle analisi della scientifica sulla lettera recapitata.