Professione negoziatore: "Il mio compito è aprire la scatola di emozioni delle persone al limite"

Dal 2015 Armando Pezzarossa, ora in congedo, è stato l’esperto delle trattative con i barricati per il comando provinciale dei carabinieri. "Ho affrontato tante situazioni di tensione: bisogna saper ascoltare"

Il luogotenente Pezzarossa, negoziatore ora in congedo (foto Migliorini)

Il luogotenente Pezzarossa, negoziatore ora in congedo (foto Migliorini)

Rimini, 1 aprile 2024 – Professione: negoziatore. È una voce molto particolare quella nella carta d’identità del luogotenente dei carabinieri Armando Pezzarossa, 57 anni, più di venti nel nucleo investigativo di Rimini, dove dal 2015 ha ricoperto il ruolo di negoziatore fino al giorno del suo congedo, 8 mesi fa. È pacato, coinvolgente, avvincente Armando Pezzarossa nello scrutare il proprio recente passato con gli occhi, facendo riaffiorare nella memoria pezzi di otto anni da negoziatore trascorsi sul territorio di Rimini, dove con la propria voce, calma e professionalità si è cimentato in più di un’occasione a "dover trovare la chiave per aprire il cassetto delle emozioni della gente che avesse oltrepassato il punto di rottura".

Luogotenente Pezzarossa, come si è avvicinato a questa specialità?

"Io credo che nei recenti anni si sia un po’ persa la predisposizione all’ascolto per superare i momenti di difficoltà. Quando mi sono reso conto di questa necessità ho capito che, come carabiniere, potevo fare di più".

Così ha intrapreso il corso dell’Arma per negoziatori. In cosa consiste?

"Si tratta di un corso intensivo per cui lauree in psicologia ad esempio possono essere d’aiuto. Io sono laureato in sociologia, ma più che altro ciò che viene richiesto è la predisposizione alla ricerca di empatia come strumento per risolvere situazioni di crisi".

Il corso comprende anche simulazioni?

"Certo. Il corso è molto selettivo, si tiene al centro nazionale per il reclutamento di Roma e alla fine del percorso solo il 50/60% dei partecipanti diventa negoziatore, di cui in tutta Italia ce n’è un centinaio. Durante l’addestramento ci troviamo davanti a diversi scenari: dagli ostaggi all’interno di una banca con criminali armati, alla persona depressa sul punto di compiere un gesto estremo".

Qual è il segreto per impedire che si verifichi lo scenario peggiore?

"L’esordio è una fase molto importante e critica. Il buon approccio può portare a un primo risultato. Bisogna essere tranquilli, presentarsi col proprio nome, comunicare con poche parole per instaurare un dialogo".

Solo parole?

"No, i silenzi sono altrettanto importanti per fare capire alla persona che si può fidare di me".

Nella sua esperienza c’è un intervento che ricorda in particolare?

"Ricordo un’attivazione per un ragazzo che dopo avere aggredito la madre era sul punto di compiere un gesto estremo al culmine di una lite in famiglia. In quel caso un approccio quasi da padre è stato fondamentale per risolvere la situazione di tensione".

Per quanto riguarda il nostro territorio, quali peculiarità ha riscontrato?

"L’estate è sempre il periodo più intenso anche per un negoziatore. A volte comunque è bastata un’attivazione per supporto ai colleghi sul posto o un approccio ’a distanza’. In generale sono stati affrontati casi di persone barricate in casa, una madre che non voleva lasciare la propria bambina per timore dell’affidamento ai servizi sociali o richieste di aiuto spontanee nei momenti di massima difficoltà, sino a soggetti armati in preda all’alcol".

E quali sono invece le sue di emozioni, una volta portato a termine un intervento?

"Alla fine la sensazione è sempre un rilascio di tensione misto a soddisfazione come gioia per l’altro".

Ora, dopo il congedo del luogotenente Pezzarossa, al comando provinciale di Rimini è atteso entro quest’anno un nuovo negoziatore provinciale, prodotto del corso di reclutamento nella capitale.