Recensioni fasulle, ristoratore si vendica: "Denuncio i leoni da tastiera"

Il riminese Simone Angeli guida la rivolta contro gli sciacalli del web. "Basta con il gioco al massacro: la nostra categoria deve tutelarsi". Presentate tre querele per messaggi pieni di insulti e offese

Simone Angeli, titolare col fratello dei ristoranti Chi burdlaz e Il pesce innamorato

Simone Angeli, titolare col fratello dei ristoranti Chi burdlaz e Il pesce innamorato

Rimini, 11 febbraio 2024 – Nessuno sconto per i leoni da tastiera. Ha scelto la linea della tolleranza zero Simone Angeli, titolare insieme al fratello Daniele dei ristoranti "Chi burdlaz" e "Il pesce innamorato". Angeli guida la rivolta dei ristoratori stanchi di dover passare ogni giorno nel tritacarne delle recensioni al vetriolo. Stufi di quei commenti impregnati di fiele e risentimento, che in alcuni casi possono mettere seriamente in crisi gli incassi di un locale, indirizzando altrove la clientela.

"Ormai è diventato un gioco al massacro nel quale tutto sembra essere concesso - dice Angeli - ma ci dimentichiamo che dietro ogni attività ci sono famiglie di lavoratori che fanno mille sacrifici per arrivare alla fine del mese. Famiglie che rischiano di vedere andare tutto all’aria per colpa di qualche cliente con il dente avvelenato e incapace di intavolare una discussione con toni pacati e civili". Tutte queste motivazioni hanno spinto Angeli a prendere una decisione drastica: "dalla scorsa estate ho scelto di denunciare tutti gli autori di recensioni diffamatorie o menzognere". Il ristoratore si è affidato all’avvocato Paolo Ghiselli, che lo sta aiutando a portare avanti la sua battaglia.

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Quante denunce avete presentato?

"Tre. La prima a carico di un turista straniero che, in un commento sul profilo aziendale Google di Chi burdlaz, aveva attacco sia me che un cameriere, lasciando intuire che non avessi rilasciato lo scontrino e che avrebbe segnalato la cosa alla Guardia di Finanza. Ovviamente si tratta di una bugia bella e buona e per questo ho deciso di denunciarlo, allegando alla querela la ricevuta del Pos".

Le altre due?

"Entrambe si riferiscono a recensioni che contengono offese e insulti contro di me. Un cliente, addirittura, mi consigliava di prenotare una visita psichiatrica".

Crede che le denunce sortiranno qualche effetto?

"Vedremo. Intanto era importante fare qualcosa. Mandare un segnale. Non mi interessano eventuali risarcimenti. Mi interessa di più che passi il messaggio".

Quale?

"Noi ristoratori abbiamo sopportato in silenzio per troppo tempo. Adesso basta. Le persone devono capire non ci si può nascondere in eterno dietro un nickname. Che siamo responsabili per le nostre azioni, anche quando avvengono in uno spazio virtuale. Internet non è una zona franca, dove le regole non esistono e dove l’offesa è sdoganata. Scrivere certi messaggi, con determinati toni e usando determinate parole, vuol dire commettere un reato".

Pensa di poter diventare un esempio per altri ristoratori? "Molti mie colleghi sono spaventati dai costi che un’azione legale porta inevitabilmente con sé. Risalire all’autore di un messaggio pubblicato su un grosso portale è un’operazione complessa e spesso ci si scontra con le trafile estenuanti imposte dai colossi del web. Noi ristoratori però non siamo alla mercè dei leoni da tastiera. Gli strumenti di tutela esistono, eccome. Ed è importante sfruttarli al meglio".

Qualcuno potrebbe pensare che, come ristoratore, non accetta le critiche.

"Al contrario. Le critiche sono indispensabili se vogliamo migliorarci. Il nostro è un lavoro a stretto contatto con il pubblico e dobbiamo essere pronti ai giudizi negativi. Purché vengano espressi in maniera civile e senza mai sfociare nell’insulto o in una campagna d’odio gratuito".