Ritorno alla comune: "Nell’eco villaggio i nostri figli crescono lontano dallo smog"

Tra gli ospiti della piccola comunità cosmopolita sorta a Maiolo. “Tutti insieme cerchiamo di dare una risposta alla pandemia e allo smart working”

Il fondatore della comunità Benjamin Ramm con alcune ospiti
Il fondatore della comunità Benjamin Ramm con alcune ospiti

Rimini, 3 febbraio 2024 – "Ci deve essere per forza un’altra soluzione, forse la comune", lo cantava Giorgio Gaber negli anni ’70 e forse ci ha pensato anche Benjamin Ramm, 41 anni, ex documentarista londinese in forza alla Bbc, che nel 2023 ha fondato una comune 2.0 sotto forma di eco villaggio a Tagliata, frazione del comune di Maiolo, in alta Valmarecchia.

Gli ospiti arrivano da ogni parte del mondo, ma i ritiri per il benessere sono pensati soprattutto per giovani famiglie.

La ‘Honeydew community’ – questo il nome del progetto che si basa su uno stile di vita alternativo alla città per condividere valori green ma anche spirituali – trova spazio nella proprietà di un vecchio albergo con pizzeria, piscina, jacuzzi e circa venti camere, oltre a una decina di bungalow ancora da restaurare.

Dal 2000 fino al 2016, la struttura era la scuola dei Sannyasi, seguaci del guru Osho. A giugno dello scorso anno Ramm, dopo l’acquisto, termina i lavori di ripristino della struttura e dà il via al sogno della community spirituale. "Ma non siamo Sannyasi – spiega il fondatore – cerchiamo di dare una risposta alla pandemia e allo smart working, i membri della community si uniscono a noi per fare crescere i figli lontano dallo smog delle città".

Oggi Honeydew è abitata da persone a "lungo termine", ovvero per oltre tre mesi. Ma ci sono anche i volontari, che lavorano quattro ore al giorno e in cambio ottengono vitto e alloggio, corsi di yoga o di lingua.

Ospiti di diversa tipologia sono i woofer, ovvero giovani viandanti, ospitati per coltivare la terra imparando. Alcuni gruppi poi si recano a Honeydew per effettuare ritiri più o meno lunghi. I ritiri – organizzati su misura da Ramm – costituiscono un tipo di "residenze particolari – spiega – sono molto richieste e apportano il principale sostegno economico alla comunità".

"Siamo cosmopoliti ma anche ‘local’, partecipiamo alla Festa del pane insieme agli abitanti del posto, viviamo per la natura, non siamo vegani, ma per noi il cibo è un sacramento, lo consumiamo sempre insieme".

Inizialmente Ramm pensava di aprire Honeydew in Costa Azzurra, oppure in Toscana, ma si è convinto grazie alla "bellezza selvaggia e al potere energetico di Maiolo, un luogo incastonato all’ombra di San Leo, il borgo più bello d’Italia, come diceva Umberto Eco".

Gramm ha le idee chiare anche sul mega impianto di polli della Fileni, e alle produzioni industriali preferisce quelle "di piccola scala e biologiche".

Visitare Honeydew? Non prima di marzo. "Perché al momento è in corso un evento privato". Shar, iraniana si 30 anni e madre single, di professione ceramista, racconta la sua vita di "belle vibrazioni" dentro a Honeydew.

"Benjamin è una persona seria – spiega Shar –. Io ho un bambino e vivendo a Milano mi infastidiva vederlo crescere lì. Dentro la comunità il mio bambino riceve affetto da molte persone, ciò mi lascia tempo anche per me".

Shar racconta che contribuirà a Honeydew anche "economicamente", tramite l’apicultura e i workshop di ceramica. E aggiunge: "Qui nessuno ha un compito, ognuno porta dei progetti, è la nostra casa. Il posto ha uno spirito profondo c’è un gran panorama, facciamo meditazione e yoga".

Ed è soddisfatto anche il sindaco di Maiolo, Marcello Fattori, che augura un "grande successo" ai membri di Honeydew, con cui fra l’altro – ammette – di avere un "ottimo rapporto". Ramm, intanto, di comunità ne sta aprendo un’altra in Brasile. Dice: "Tutto è comunità, il nostro è un vero progetto politico che parte dal modo in cui organizziamo la società. Viviamo democraticamente e costruiamo assieme la comunità, reagendo alla crisi climatica".