Seduti per un giorno. A scuola in carrozzina: "Vogliamo capire cosa prova Maicol"

Alunni e docenti della terza media di Miramare protagonisti dell’iniziativa "Nei momenti difficili se pensi a lui capisci che nulla è impossibile".

Seduti per un giorno. A scuola in carrozzina: "Vogliamo capire cosa prova Maicol"

Seduti per un giorno. A scuola in carrozzina: "Vogliamo capire cosa prova Maicol"

È una storia che parla di amicizia, rispetto, complicità. C’è tutto questo, e anche molto di più, nel gesto dei compagni di classe di Maicol. Sedersi per un giorno in carrozzina, come lui. Non solo per vedere, ma per comprendere a tutti gli effetti. E si sono battuti, i ragazzi della IIIE della scuola media ’Agostino Di Duccio’ perché questo fosse possibile. Non si sono fermati davanti alla ’bocciatura’ iniziale del progetto. Maledetta burocrazia. Hanno scritto e consegnato a mano la loro lettera alla dirigente scolastica. Fino a quando è arrivato il ’sì’. Così, ieri il loro Seduti per un giorno, è diventato realtà. Una carrozzina a testa per i 25 ragazzi della IIIE, ma anche per le insegnanti. Tutte messe a disposizione dalla Sanitaria ortopedia Senza Limiti e Uprise di Riccione. E via in classe. Insieme a un testimonial di eccezione, Mirco Acquarelli, il giocatore dell’Nts Informatica Basket Rimini che disputa il campionato nazionale di serie B in carrozzina. Squadra che, alla prossima partita casalinga, Maicol e compagni andranno a tifare in palestra. "Sarebbe dovuta essere una sorpresa per noi e per Maicol – racconta Elisabetta – Ma quando la prof ci ha detto che il progetto non si sarebbe potuto fare, non ci siamo fermati. Di nostra iniziativa abbiamo scritto alla dirigente e quando ci hanno detto che proprio grazie alla nostra lettera il progetto era stato approvato, siamo stati tutti super contenti".

In fin dei conti questa determinazione i suoi compagni l’hanno ’rubata’ proprio a Maicol. "Anche nei momenti difficili – dice Giacomo – se pensi a lui ti viene in mente che nulla è impossibile". A insegnare come si fa agli amici di scuola ieri mattina è stato proprio Maicol. Emozionato e sorridente. "Mi sarebbe sempre piaciuto che qualcuno capisse veramente come mi sento – racconta guardandosi attorno ancora incredulo – Questa cosa l’avrei sempre voluta vedere. Oggi sono tutti alla mia altezza e capiscono cosa vuol dire essere in basso... Mi hanno fatto un bel regalo. Ieri sera dall’emozione non ho dormito. Non ho chiuso occhio". Gli occhi pieni di gioia di Maicol riempiono il cuore. Proprio come quelli dei suoi compagni, ma anche delle prof. "E’ stato un piacere lavorare per questo progetto perché dà la speranza del cambiamento", racconta la professoressa Diletta Pantani, che insieme alle colleghe Chiara Ferri e Roberta Lo Vecchio è stata l’ideatrice di una giornata tanto speciale.

"Ho imparato da Maicol che cosa vuol dire reagire, nonostante le difficoltà, a tutte le proposte della vita", dice la professoressa Ferri. Non è stato tutto semplice. "All’inizio sembrava una sedia come tutte le altre – racconta Caterina – Niente è sembrato strano. Ma quando siamo entrati in classe qualche complicazione c’è stata. Abbiamo dovuto spostare i banchi, mettere e togliere il blocco della carrozzina. E’ stato un po’ difficile...". Difficile ma sicuramente bellissimo. Impossibile da dimenticare.