Milano Marittima (Ravenna), 27 luglio 2012 - «C’È RAMMARICO per quanto accaduto, perché oltre che carabinieri siamo uomini. Se avessimo colto qualche segnale in più da parte della vittima, forse si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso. Dico forse perché l’esperienza ci insegna che quando uno prende una decisione di questo genere, la porta a termine». L’Arma dei carabinieri, col comandante provinciale Guido De Masi, chiarisce l’operato degli investigatori e la dinamica di quel tragico martedì mattina a Milano Marittima, l’omicidio della parrucchiera 49enne Sandra Lunardini ad opera dell’ex compagno 61enne Gianfranco Saleri, che poi ha rivolto contro di sé la pistola. Sentiti in caserma, molti testimoni hanno ammorbidito impressioni ed esternazioni lanciate a caldo. Intanto non è vero, precisa De Masi, che il killer girasse armato per le spiagge di Milano Marittima e avesse minacciato anche altri commercianti.

 

RAMBO. In spiaggia con la pistola era stato visto una volta, anni fa, quando l’uomo aveva il porto d’armi: lo aveva ottenuto in quanto, imprenditore e facoltoso, temeva rapine e persino rapimenti. Nel 2009, a seguito di un calo di reddito, gli stessi carabinieri di Milano Marittima glielo avevano revocato, ma poiché incensurato la detenzione in casa delle armi non gli poteva essere negata. I familiari della Lunardini hanno confermato che da allora non lo hanno più visto girare armato.

 

INCONTRO COL FIGLIO. La sera prima Saleri incontra il figlio 17enne della ex compagna, Gianmarco, che in estate lavora al Caffè della Rotonda. Gli fa un discorso oscuro dicendogli che se gli sarebbe successo qualcosa gli avrebbe intestato in casa, ma non parla espressamente di suicidio.

 

LA TELEFONATA AL 112. Il figlio torna a casa, riferisce di quel dialogo alla madre che, sollecitata dall’altra figlia, Virginia, telefona al 112, dicendo di temere gesti insani dell’ex. L’operatore risponde che, in caso di urgenza, una pattuglia sarebbe libera a breve. La donna poi telefona anche a un amico: «Gianfranco è con me, alla Brasseire». L’allarme, così, in parte rientra.

 

L’SMS. Il mattino dopo Gianfranco indirizza un messaggio a Sandra ma per un errore di quasi omonimia lo invia al proprio fratello, Sandro. Dicendo che deve assentarsi per un po’, lascia alcune consegne su dove trovare i documenti. Anche in questo caso non fa esplicito riferimento al suicidio. Sandro lo chiama e lui gli spiega l’errore, poi sempre Sandro gira il messaggio alla donna.

 

LA COLAZIONE. Poco dopo, però, tra le 7.30 e le 8, Saleri è in compagnia di un amico al Caffè della Rotonda e incrocia Sandra, che è comunque preoccupata. I due non si guardano. Da lì al momento in cui scatta la trappola di morte (9.10) passa almeno un’ora. Saleri va a casa, prende le tre pistole e a bordo del maggiolone si dirige verso il salone per l’esecuzione. Spara tre colpi al torace della donna con la Magnum 357 a tamburo, poi si suicida con la Glock. La Beretta 7.65 gli viene trovata in cintura.

 

IL MOVENTE. Il colonnello De Masi ribadisce la mancanza, dal suo punto di vista, di segnali sufficienti affinché potessero scattare misure interdittive contro Saleri in quanto la donna aveva sempre parlato di una vicenda relativa alla divisione della cassa del negozio, dopo che lei, scoprendo un presunto tradimento, lo aveva lasciato. Eppure, sono convinti gli investigatori, permaneva un rapporto di amore ed odio, al punto che la donna continuava a curarsi del suo ex, a lavargli la biancheria e a stirargli persino le camicie. Uno «stalking atipico», ipotizza De Masi, dove la componente sentimentale è stata poi scalzata dal pretesto economico.

 

I FUNERALI. Ieri intanto è stata effettuata l’autopsia sui due corpi. Fra 90-120 giorni le perizie tossicologiche diranno se Saleri ha agito sotto l’effetto di stupefacenti. Salvo disguidi i funerali di Sandra Lunardini si terranno domani alle 15 nel Duomo di Cervia.

Lorenzo Priviato

  

FOTO Il luogo della tragedia

IL FATTO Uccide la ex e poi si spara

IL COMMENTO "Una tragedia annunciata"

L'OMICIDA Amava belle auto e pistole