Bologna, 28 maggio 2017 - Bologna ha una bellezza diffusa e discreta. Spesso nasconde i suoi tesori. Non raggiunge le vette di Firenze o Venezia. Non si identifica in un museo, un monumento, una piazza o un’opera d’arte in particolare. Ma in ogni strada, dietro ogni portone, c’è qualcosa di bello – di straordinario, a volte – da scoprire. Bologna possiede un’identità ben riconoscibile, impossibile però da racchiudere in un’unica immagine che ne restituisca il senso.

‘Bologna Experience’ – nelle sale di Palazzo Belloni, via Barberia 19, dal 1° giugno all’8 ottobre – è un’esperienza multimediale e interattiva che vuole raccontare proprio lo spirito del luogo, le diverse anime della città. Non è una mostra didattica, non è un museo, non è un evento tematico. È un modo nuovo di raccontare una città, mescolando passato, presente e futuro; tradizione e innovazione; conoscenza ed emozione. «È un racconto che utilizza strumenti interattivi, multimediali e tecnologici che coinvolgono il visitatore e lo rendono protagonista», spiega Claudio Mazzanti, curatore dell’evento. Una sorta di «opera totale» che invita i visitatori a interagire, esplorare e scoprire, anche in modo giocoso.

Nel percorso di ‘Bologna Experience’ ci saranno quindi videoproiezioni immersive, visori di realtà virtuale con riprese a 360°, biciclette interattive per scoprire il territorio, ologrammi, pareti interattive e altre installazioni che raccontano il passato, il presente e il futuro della città.

‘Bologna Experience’ è un cantiere aperto, in continua mutazione. Entrando nelle sale, si viene accolti da una installazione – realizzata con la consulenza dell’antropologo urbano Danilo Masotti – dedicata agli umarells, termine bolognese diffuso in tutta Italia. Qui, il visitatore si fa umarell, osservatore attivo e commentatore di ciò che vede.

Intanto, gli umarells osservano le fasi finali dell’allestimento della mostra. In tutta la città sono già comparsi manifesti teaser con umarells che sbirciano il logo ‘Bologna Experience’ attraverso uno squarcio in un telo. E sono state distribuite migliaia di cartoline con frasi in dialetto.

In molte sale, il fil rouge della mostra è il dialetto bolognese. Una delle espressioni più tipiche, ancora oggi in uso, è dammi il tiro. Proprio al ‘tiro’ (‘apri porta’, nel resto d’Italia) è dedicata una prima parte della mostra. Si apriranno porte virtuali, spalancate sulle bellezze della città, per un «ingresso emotivo» nella mostra.

Non possono mancare richiami ai portici, nei corridoi di passaggio fra le sale. I visitatori attraversano poi portoni, curiosano dalle finestre, scoprono canali e strade. E possono spingersi fuori dalle mura. Fra i tesori raccontati, attraverso strumenti immersivi come i visori e le immagini 3D proiettate a parete, ci sono il Castello di Minerbio, il Collegio di Spagna, le ville padronali e senatorie della campagna bolognese (guarda qui i rendering).

Artisti bolognesi – come Luca Carboni, Gaetano Curreri, Gianni Morandi, Paolo Mengoli, Andrea Mingardi – hanno regalato i loro ricordi e la loro voce. Nelle antiche cantine di Palazzo Belloni, nei bagni trasformati in camerini, si può vivere un’esperienza originale: chiudendo la porta, si sentiranno le voci di Morandi, Carboni, Mengoli e Mingardi, canticchiare un motivetto, come sotto la doccia.

Per chi volesse riposarsi un po’, c’è un corridoio trasformato in autobus. Stando seduti, si potrà osservare il panorama che scorre dai finestrini della linea 13, da capolinea a capolinea, passando per il centro e le periferie.

La mostra ‘Bologna Experience’, inoltre, vuole coinvolgere i bolognesi (veraci e d’adozione) e li invita a essere protagonisti. Collegandosi all’indirizzo web bolognaexperience.ilrestodelcarlino.it, si può raccontare una storia, un ricordo, un’esperienza che riguarda un luogo preciso di Bologna e della sua area metropolitana.

Si può raccontare – in un file audio di due minuti o in un file di testo fino a 2.500 battute – un luogo del cuore collegato a un ricordo, un aneddoto, una curiosità, ma soprattutto a un’emozione. Qualcosa che rappresenti lo spirito bolognese, che dia l’idea della bolognesità. Qualche esempio tratto dal sito: «La casa dove sei nato; il posto segreto per le tue fughe da scuola; il sentiero dove ti sei perso e hai scoperto un angolo di paradiso; il portico dove hai incontrato quella persona che ti ha cambiato la vita; l’osteria che ti ha fatto sentire come a casa».

Gli audio e i testi che saranno selezionati potranno essere ascoltati/esposti in mostra o (nel caso dei testi) raccolti all’interno del catalogo di prossima pubblicazione, insieme ai contributi di bolognesi come Gianni Morandi, Luca Carboni, Paolo Mengoli, Andrea Mingardi e altri artisti.