Insulti razzisti alla squadra con 11 stranieri: “Negri, spacciatori: andatevene”

La denuncia della Pro calcio Ascoli. Il presidente: "I nostri ragazzi bersagliati di continuo". Ancora prima di toccare palla partono parolacce e frasi d’odio. I giocatori: "Siamo stanchi"

Insulti razzisti alla squadra con 11 stranieri

La formazione della Pro Calcio di Ascoli Piceno in cui giocano 11 calciatori senegalesi Sotto, la squadra in campo e, a destra, una fase di gioco

Ascoli Piceno, 28 gennaio 2024 – Insulti razzisti, offese e volgarità non affollano solo gli spalti delle partite di Serie A. C’è un mondo meno conosciuto, fatto di campi in provincia, nei posti più disparati, con partite giocate al sabato pomeriggio davanti a pochissimi spettatori.

È quello che vogliamo raccontare, partendo da due persone. Si tratta del portiere francese del Milan Mike Maignan, che uscito dal campo contro l’Udinese per protesta contro gli insulti razzisti, e Gabrielli Cinelli, presidente della Pro Calcio Ascoli. Il filo che lega la serie A alla terza categoria ascolana è un post di denuncia scritto alcuni giorni fa dallo stesso Cinelli: "La nostra squadra è composta da ben 11 ragazzi senegalesi, uno della Sierra Leone e due romeni". Poi una manciata di ascolani: "Ogni sabato pomeriggio la squadra è bersagliata dai tifosi delle squadre avversarie".

Eccoci allora allo stadio di Cossignano, in provincia di Ascoli, con la Pro Calcio in trasferta contro la Cossinea. Insulti razzisti, per fortuna, non se ne sono sentiti. Il problema sta nel fatto che non ricevere offese legate alla provenienza, all’etnia o semplicemente al colore della propria pelle, per questi giocatori è l’eccezione, non la regola.

L’allenatore della Pro Calcio Paoletti è chiaro: "Ci capita spesso purtroppo – racconta a fine partita –, ovunque andiamo veniamo accolti con insulti, ormai ci stiamo facendo il callo. Io cerco di mantenere calmi i ragazzi, ma posso capire cosa significa ricevere insulti in continuazione. Ci impegniamo e cerchiamo di andare avanti. I ragazzi giocano per divertirsi, disputano spesso amichevoli tra di loro, così fanno amicizia e si conoscono giocando. Sono bravissimi, lavorano tutti, non sono ‘spacciatori’ come in tanti campi li chiamano. Sono ragazzi che si impegnano e meritano tanto".

«Ci urlano insulti incredibili – aveva scritto il presidente –, frasi di una cattiveria profonda, ‘riportateli a Lampedusa’ o ‘stasera portateli a spacciare’, quando invece tutti nostri ragazzi svolgono un lavoro a tempo indeterminato in vari settori, alcuni sono sposati con figli che frequentano scuole italiane, qualcuno studia a livello universitario, sono dipendenti apprezzati e stimati".

Il pensiero della squadra è unanime: "Siamo stanchi di essere trattati così, non facciamo niente di male, vogliamo solo giocare a calcio. È vergognoso nel 2024 sentirsi ancora chiamare ’negro’. La gente dovrebbe capire che siamo tutti uguali, invece continuiamo a doverci fare forza tra di noi, ma è dura ogni volta".

Modu ha 27 anni e racconta una situazione ormai insostenibile: "Entrare in campo non è mai facile, a volte senti parolacce ancora prima di iniziare a giocare. Personalmente non ascolto i tifosi e mi concentro sulla palla, perché se li ascolti è finita, ti deconcentri e giochi male. Ci dicono parole molto pesanti, e le senti ancora prima di toccare la palla. Lavoriamo, viviamo qui, siamo venuti qui in aereo, non ‘con il barcone’ come ci dicono. Mi dicono di tornare a spacciare, ma lunedì io vado al lavoro, e come me tutti i miei compagni di squadra".

E ancora: "Sono 15 anni che sono qui, nessuno di noi vuole far del male a nessuno, vogliamo solo giocare".

L’eclatante gesto di protesta di Maignan ha prodotto dei miglioramenti? "La sua denuncia ha aiutato, ma l’ignoranza regna, e sul campo non è cambiato molto" commenta amaro Susa, con accento tipicamente ascolano. Tra un panino e una sigaretta a fine partita, non sono però mancati sorrisi, segno che il gruppo riesce a farsi forza: "Uniti riusciamo sempre a superare tutte le difficoltà".