BENEDETTA CUCCI
Cosa Fare

Con Giorgio Diritti nel cuore del Modernissimo

In tour con il regista alla scoperta della sala, tra ricordi di bambino in piazza Maggiore, i gelati e la poltrona con il suo nome

Bologna, 29 novembre 2023 – Accompagnare Giorgio Diritti in una passeggiata al Modernissimo è la miccia che accende una conversazione cinefila assoluta. Uno di quei piaceri rari, dato che i registi affermati, raramente ci permettono di entrare nel loro archivio di visioni. Ma il regista bolognese classe 1959 attualmente nelle sale con il film Lubo (che ha vissuto a lungo a Genova), e che ammette di non aver messo mai piede nella sala prima che chiudesse nel 2007, fa il suo ingresso nell’Atlantide del cinema da trionfatore.

Con Giorgio Diritti nel cuore del Modernissimo
Con Giorgio Diritti nel cuore del Modernissimo

Dopo aver avuto il privilegio di seguire i lavori del cinema in piazza Re Enzo fin dall’inizio, essendo molto amico di Giancarlo Basili, scenografo dei suoi film, ora ha una poltrona in prima fila col suo nome (al Modernissimo la prima fila non è come negli altri cinema, è la più bella!) e domani alle 22,15 presenterà ’Effetto Notte’ di François Truffaut, un film nel film, cult totale del 1973 da lui scelto per questi 10 giorni di festeggiamenti. La ‘promenade’ modernissima (il francese va scomodato per l’atmosfera Belle Époque) comincia dal caffè Pathè e dalla scelta del tavolino. Prima di farlo, però, Diritti, che in un sospiro, da uomo diviene regista, domanda come abbiamo intenzione di impostare questa storia. Vuole lo ‘storyboard’ insomma. Le varie tappe devono anche prevedere la foto giusta.

Tra le sedute, vince quindi il punto di vista Truffaut, col manifesto dei ’400 colpi’ alle spalle. Perfetto per domandare subito perché ha scelto proprio ’Effetto Notte’...

Risponde: "Questo film mi colpì tantissimo sia quando lo vidi per caso a 14-15 anni, appena uscito, sia quando lo rividi con un occhio più adulto, perché racconta molto bene l’intreccio tra la dimensione della creazione, dell’immaginazione della storia e della vita. Che è quello che poi diviene in parte il percorso di ogni regista e autore quando realizza un film, e gli elementi della storia si confondono con la vita sul set. Storie di amori, di abbandoni, di disperazione, gioia, sogno: questo svelava la magia del cinema".

Ci dirigiamo verso il centro della terra, verso la sala, e una fermata davanti alle vetrine con vari cimeli fa scattare altri ricordi. C’è una cassettina di legno azzura dei gelati Algida, per venderli durante lo spettacolo, ed è subito memoria: "Che magia quando un tempo andavi al cinema – sorride Diritti – e ti trovavi in situazioni che anche Tornatore ha raccontato bene, con quelli della galleria che cominciavano a buttare giù la roba, soprattutto se andavi agli spettacoli di terza visione e c’era la pellicola che spesso era segnatissima o addirittura così usata che venivano tagliati dei pezzi". I sottopassi, poi, come quello che porta al Modernissimo. "Non ho un ricordo specifico del Modernissimo, ma quel mondo bellissimo che c’era in piazza Maggiore l’ho nel cuore, con le persone che si ritrovavano per chiacchierare, che andavano al mercato, facevano i capannelli… Avrò avuto 10 anni, accompagnavo mio zio al mercato e in questa magia, una delle altre magie era quando pioveva e gran parte della gente si incanalava nei sottopassi: che sensazione bella".

Scendendo le scale per raggiungere la platea, si incontra Giancarlo Basili, che ha ’scenografato’ il Modernissimo. E poi nasce l’ultima curiosità, e chiediamo a Giorgio Diritti: le è mai capitato di ritrovare in un suo film uno sguardo che arriva da una delle tante pellicole che ha visto? "Non è una cosa cosciente, quindi non me ne rendo conto – ammette – ma ogni tanto succedono cose curiose e mi è capitato di scoprire che l’ultima inquadratura del film Killers of The Flower Moon di Scorsese, è molto simile all’ultima inquadratura del mio ultimo film Lubo… Ho pensato ai punti di contatto stellari di questo mondo, che evidentemente ha ormai una dimensione di linguaggio inconscio comune".