Bologna 30, scontro totale tra Governo e Comune: ordinanze a rischio stop

Referendum, presentato il testo: “Volete che si vada avanti?”. Lisei (FdI): “Hanno paura”. Orioli attacca: “Sono senza ritegno, cercano firme per le preferenze”

Bologna, 5 febbraio 2024 – Il quesito del referendum contro la Città 30 è messo giù per essere inattaccabile. Il passato non conta, del resto non si può modificare. Quel che conta è il futuro, e il dettato scelto dal comitato ‘anti-andamento lento’ è chiaro: "Volete che il Comune di Bologna vada avanti nella decisione di realizzare ‘Bologna Città 30’, come previsto nella delibera Dg 138/2023, dalle ordinanze vigenti dal 16/01/2024 e dai futuri provvedimenti?".

Opposizioni pronte alla raccolta firme per il referendum anti Bologna 30
Opposizioni pronte alla raccolta firme per il referendum anti Bologna 30

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Tra poco più di un paio di settimane, toccherà al Comitato dei garanti del Comune accettare o meno il quesito, tenendo conto anche dei paletti che sul dettato letterale mette lo statuto di Palazzo d’Accursio. Dopodiché, ottenuto il sì, i promotori del referendum dovranno raccogliere 9mila firme autenticate. Il propellente per il successo, secondo i calcoli delle forze di centrodestra, dovrà essere la campagna elettorale per le Europee, che occuperà le strade della città tra aprile e giugno. I tre mesi tassativi per raccogliere le sottoscrizioni necessarie.

Intanto ieri FdI, Lega, Forza Italia, ‘Bologna ci piace’ e la consigliera Francesca Scarano (Misto) hanno presentato il quesito risuonando il clacson di battaglia. In sala anche Alberto Zanni, presidente di Confabitare. "E’ chiaro che se domani il sindaco rinsavisce e ritira le ordinanze, avrebbe poco senso andare avanti – ha dichiarato il senatore Marco Lisei (FdI) –. Per noi le delibere sono illegittime, il Comune sospenda le multe, anche perché i cittadini potrebbero avere successo dal Prefetto. Anche se – aggiunge Lisei – ci pare che ne stiano facendo sempre di meno, ora hanno paura probabilmente si sta già alzando bandiera bianca. Per noi c’è anche un danno erariale".

L’avvertimento è arrivato anche da Matteo Di Benedetto (Lega). "La direttiva del Mit dà l’interpretazione corretta dell’articolo 142 del Codice della Strada. Lepore si fermi o glielo diranno i cittadini". Per Lanfranco Massari (Forza Italia), "dopo le dichiarazioni di Lepore questa iniziativa del referendum è più che mai opportuna", mentre per Samuela Quercioli (Bologna ci piace) "è il momento che la parola passi ai cittadini". Infine Scarano: "Vogliamo dimostrare che è stata una scelta azzardata e che la Città 30 non è fattibile".

Mentre però a Bologna si dibatte, a Roma la Città 30 sembra in stand-by. Non è, a oggi, calendarizzata una riunione tra Anci e Ministero dei Trasporti, né ci sono stati scambi tra Mit e Palazzo d’Accursio. Il ministero attenderebbe le nuove istruttorie, strada per strada, per motivare la vastità della Città 30 alla bolognese. Matteo Lepore però, almeno ufficialmente, non ha intenzione di inviare alcunché. Gli uffici starebbero comunque lavorando per ogni evenienza, ma prima il sindaco vorrebbe sentire l’Anci. L’associazione dei Comuni dovrà rinnovare la sua guida a giugno, con il presidente Antonio Decaro (sindaco di Bari) che decadrà, prospettiva Europa. E in pole, per succedergli, ci sarebbe proprio Matteo Lepore. Il ministero intanto ha già attivato gli uffici territoriali della direzione generale per passare Bologna ai raggi X. Il provvedimento di disapplicazione incombe.

A sera è arrivata la risposta del Comune all’iniziativa referendaria. "Rassicuriamo Lisei: non siamo affatto spaventati, e sulle sanzioni non c’è alcun passo indietro. La raccolta firme per il referendum dispiace sia strumentalizzata per fare campagna per le Europee – ha attaccato l’assessora Valentina Orioli –. Cercano firme e numeri di telefono per le preferenze. Senza ritegno, purtroppo la politica non ha più senso di responsabilità".

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