Elicottero nell’Hudson, a New York 14 anni fa la tragedia in cui morirono 5 bolognesi

Lo scontro aereo nel 2009 nei cieli della Grande mela. Le indagini, l’inchiesta e le vittime

I resti dell'elicottero e i volti delle vittime

I resti dell'elicottero e i volti delle vittime

Bologna, 8 agosto 2023 – Sono passati quattordici anni dal tragico incidente nel cielo di New York, quando un elicottero si scontrò con un piper sorvolando il fiume Hudson, precipitando poi nell’East River. Non hanno avuto nessuna possibilità di sopravvivere le vittime dello schianto, morte l’8 agosto 2009. Lo scontro tra i velivoli comportò la morte di nove persone, cinque di queste vite erano bolognesi. Così, in quella che sarebbe dovuta essere una vacanza da sogno, una gita nella Grande Mela, si è trasformata in una tragedia, per due nuclei familiari, uniti nell’incidente, residenti a San Lazzaro e a Trebbo di Reno.

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La dinamica dell’incidente

La vicenda collega indirettamente le famiglie bolognesi a John John Kennedy, morto inabissandosi nell’Oceano nel 1999, a bordo di un Piper Saratoga. Lo stesso velivolo che ha provocato lo schianto con l’elicottero turisti della Liberty Tours l’8 agosto 2009. Il Piper era decollato dall’aeroporto di Teterboro, in New Jersey, con direzione Ocean City, sempre in New Jersey. L’elicottero, invece, aveva appena preso quota, partendo da un eliporto sulla West Side di Manhattan. Dalla ricostruzione dei fatti e dai video ripresi dai cittadini e dai turisti dal basso, si vede il Piper colpire l’elicottero posteriormente. La collisione manda fuori controllo entrambi i velivoli.

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Chi sono le vittime

Sull’elicottero viaggiavano Tiziana Pedrone, Fabio e Giacomo Gallazzi. Rispettivamente madre, padre e figlio di 45, 49 e 16 anni. Nei posti accanto a loro, anche Michele e Filippo Norelli, padre e figlio, di 52 e 16 anni. Il gruppo era arrivato negli Stati Uniti il 4 agosto, quattro giorni prima dello schianto, mentre il rientro in Italia era pianificato per il 13, passando per Amsterdam. Sul piper, invece, c’erano il pilota Steven Altman, suo figlio Daniel e suo nipote Brett Altman , giovanissimo. Morto anche il pilota dell’elicottero della Liberty Tours. Le due famiglie, amiche da tutta la vita, si trovavano negli Usa in occasione del venticinquesimo anniversario di matrimonio dei Norelli. Anche i figli, Giacomo e Filippo, erano molto legati, mostrando il loro rapporto anche sui social.

La famiglia Norelli

La famiglia Norelli viveva in una villetta a schiera nella tranquilla Trebbo di Reno. Nell’impatto tra i velivoli, muoiono Michele, di 52 anni, e Filippo, di appena 16. Michele, appassionato di ciclismo, era un padre e un lavoratore. Gestiva con la famiglia alcuni negozi di cornici e di arredamento a Bologna, tra cui la Quadreria al Centro Lame e in via Mazzini e il punto vendita Arredando in via Zanardi. Filippo aveva tutta la vita davanti a sé. Aveva solo 16 anni quando lo studente del liceo Sabin morì nello scontro in volo, ne avrebbe compiuti 17 a novembre. Da grande tifoso del Milan, Filippo era stato poco tempo prima del viaggio negli Stati Uniti a Maranello, per incontrare i suoi idoli. Con loro si trovava anche Silvia Rigamonti, di cinquant’anni, che quel giorno ha perso marito e figlio. La donna non era salita sull’aereo per paura e aveva deciso di attendere a terra la fine del tour turistico ad alta quota. In vacanza con la famiglia, anche il cugino di Michele, di nome Vittorio. La tragedia spezza in due la famiglia, lasciando solo, oltre alla mamma Silvia, anche Davide, il figlio più grande della coppia, sposata da 25 anni, che al momento dell’incidente aveva 23 anni, e lavorava come barista mentre terminava la facoltà di Economia Aziendale.

La famiglia Gallazzi

Distrutta dalla collisione anche la famiglia Gallazzi, residente a Idice di San Lazzaro. A bordo dell’aereo, c’erano tre membri della famiglia. Papà Fabio aveva 49 anni, era appassionato di ciclismo come l’amico Michele, ed era contitolare di una ditta di rappresentanze industriali – Lucchi & Gallazzi – con sede a Casalecchio. Seduto vicino a lui, anche il figlio Giacomo Gallazzi, il sedicenne che studiava al liceo Fermi. La passione per la pallacanestro l’ha condotto alla squadra di basket Bsl di San Lazzaro, dove giocava. Morta nello schianto anche mamma Tiziana Pedroni, anche lei timorosa del tour sopra le nuvole, come l’amica Silvia. Aveva 45 anni e nella vita faceva la commessa alla gioielleria Ventura di San Lazzaro.

Tragedia sfiorata per due persone

A bordo del volo dovevano esserci una madre con il figlioletto. Si tratta di Paola Casal che, per lei e il figlio, aveva prenotato il tour sopra al cielo di New York, ma non sono arrivati in tempo per il volo.

L’elicottero

Il velivolo con i passeggeri bolognesi a bordo era della compagnia Liberty Tours, che offre ai turisti la visione di New York dall’alto, sorvolando su Manhattan e facendo vedere agli stranieri la Statua della Libertà ad alta quota. Al momento dell’incidente, la Liberty Tours era la più grande società di “sightseeing and charter service” di elicotteri nel nordest degli Usa, ed era anche l’unica a volare tra i cieli della Grande Mela. Diversi erano gli itinerari proposti, con prezzi altissimi, quello scelto dai Gallazzi e dai Norelli fu fatale. In 12 anni di attività, nel lontano 2009, la compagnia ha registrato altri due incidenti.

La vicenda giudiziaria

Dopo tre anni dall’incidente in volo, le parti hanno raggiunto un accordo. Da una parte, le famiglie colpite dal lutto, dall’altra la controparte, formata dall’agenzia che gestiva l’elicottero, la compagnia Liberty, la Meridian consulting corporation, gli eredi del pilota del Piper e l’Agenzia per la sicurezza dei voli americani. Il procedimento alla corte distrettuale del New Jersey, al quale Silvia Rigamonti non ha dovuto partecipare come testimone, si è concluso con un risarcimento a favore dei familiari. La procedura di risarcimento, avviata negli Usa dallo studio legale Motley Rice, specializzato in incidenti aerei, è stata seguita da Bologna dall’avvocato Armando D’Apote. La corte del New Jersey, durante il processo, aveva chiesto alle famiglie delle vittime delle testimonianze del rapporto familiare, con foto o lettere, per valutare le conseguenze in termini di danno psicologico e morale.

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