Fine vita, delibera e polemiche: cosa prevede l’iter di 42 giorni. Tra ricorsi al Tar e dibattito

Nella puntata del nostro podcast si affronta il suicidio medicalmente assistito

Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna

Stefano Bonaccini presidente della regione Emilia Romagna (Photo by Roberto Serra / Iguana)

Bologna, 19 febbraio 2024 –  Il fine vita modello Emilia-Romagna continua a far discutere. La più barricadera è Valentina Castaldini, capogruppo regionale di Forza Italia, pronta a presentare in settimana il famoso ricorso al Tar che mette nel mirino, in primis, il contestato Corec, il Comitato regionale etico nella clinica, creato via delibera regionale della giunta di Stefano Bonaccini. Ed è proprio la delibera regionale - che dà applicazione alla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, dettando tempi e modalità alle Ausl e istituendo il Corec - la protagonista della nuova puntata del nostro podcast ’il Resto di Bologna’ (scaricabile gratuitamente da Spotify e dalle principali piattaforme di podcast).

Il podcast spiega l’iter previsto dalla delibera di 42 giorni che, di fatto, bypassa il voto della proposta di legge Cappato in Aula che rischierebbe, come in Veneto, di venire affossata. Una scelta che ha suscitato non poche polemiche. E se il centrodestra è già sugli scudi, con Fratelli d’Italia che ha già presentato un parere all’Avvocatura dello Stato, a dire ’no’ al suicidio medicalmente assistito è anche la Cei, con il cardinale e arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, che ha usato parole molto chiare: "Gli impianti giuridici che stabiliscono il diritto alla morte sono degli inganni e di dubbia validità". Per Zuppi, insomma, la risposta sono le cure palliative. A mettersi di traverso anche il Comitato di bioetica nazionale che ha contestato sempre il solito Corec.

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