Lite sulla Città 30. Il Ministero con i tassisti. Pronto a sostenere il loro ricorso al Tar

Il Mit si costituirà in giudizio contro l’amministrazione. L’appello al Tribunale amministrativo è appoggiato anche da FdI. Bignami dribbla le polemiche: "Noi sempre aperti al dialogo"

Lite sulla Città 30. Il Ministero con i tassisti. Pronto a sostenere il loro ricorso al Tar

Bologna. Città 30 è in vigore ufficialmente dal 16 gennaio di quest’anno

Bologna, 31 marzo 2024 – L’ultimatum del ministero dei Trasporti sulla Città 30 scade oggi, nel giorno di Pasqua. E dentro l’uovo il Comune rischia di trovarci una sorpresa piuttosto amara. Il Mit, infatti, dopo un infinito braccio di ferro con Palazzo d’Accursio, con lettere e raccomandazioni seguite alla famosa direttiva di Matteo Salvini, in cui si chiedeva al sindaco Matteo Lepore di adeguarsi, sta concretamente ragionando di costituirsi in giudizio sostenendo il ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna presentato da un nutrito gruppo di tassisti (senza coinvolgere associazioni di categoria) con l’appoggio di Fratelli d’Italia. Il ricorso era stato notificato anche al dicastero di Porta Pia che a quel punto poteva scegliere tra tre opzioni: non schierarsi, oppure farlo con il Comune o con i ricorrenti.

Il ministero ha, quindi, ormai deciso di appoggiare le ragioni dei tassisti bolognesi (sostenute da FdI) che a metà marzo – come riportato dal ‘Carlino’ – hanno deciso di ricorrere al Tribunale amministrativo con la volontà di tutelare "un interesse leso", contestando, quindi, la legittimità e i modi di applicazione dei 30 all’ora sotto le Due Torri.

Obiettivo: annullare le 15 ordinanze sui nuovi limiti di velocità disposte da Palazzo d’Accursio. "Riteniamo che la modalità con la quale è stata istituita la Città 30 non rispetti le norme statali", era stata la motivazione avanzata dal capogruppo di FdI Stefano Cavedagna, rifacendosi direttamente al Codice della strada.

Del resto, il numero uno del dicastero di Porta Pia, Salvini, l’aveva detto chiaro e tondo una quindicina di giorni fa: "Bologna deve adeguarsi alla direttiva sulla Città 30 entro fine marzo".

Tradotto: se non lo fa, il Mit agirà. La prima mossa è quella del ricorso al Tar, mentre resta sul tavolo, come detto più volte, la possibilità di disapplicare le ordinanze, in base all’articolo 142 del Codice della strada, comma 2, che prevede, infatti, che il ministro dei Trasporti possa modificare i provvedimenti presi dagli enti proprietari della strada (cioè i Comuni, ndr), quando siano contrari alle proprie direttive e comunque contrastanti con i criteri dei limiti di velocità previsti dal codice.

Il viceministro meloniano Galeazzo Bignami ha paventato questa possibilità più volte, ma ieri – raggiunto al telefono – ha usato toni concilianti: "Un Comune può applicare i 30 all’ora, ma sempre nel rispetto del nostro ordinamento. Per il resto il ministero è sempre aperto a soluzioni di dialogo e di non contrapposizione".

In questo contesto di pace (armata) c’è stato la settimana scorsa anche l’ennesimo confronto tra Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, e il ministero dei Trasporti. Secondo fonti romane, in quella sede, il Mit ha chiesto all’Associazione nazionale dei Comuni di predisporre una sorta di ’determina’ standard che rispecchi le regole predisposte dalla direttiva di Salvini.

In pratica, da Porta Pia si chiede ad Anci di mettere nero su bianco un documento facsmile sui 30 all’ora che segua attentamente i criteri della direttiva del ministero, specificando, quindi, ’strada per strada’ o per ’pezzo di strada’ le caratteristiche oggettive e soggettive che hanno portato alla decisione di mettere nuovi limiti di velocità, inferiori ai canonici 50. Le caratteristiche oggettive che prevedono la riduzione di velocità sono, ad esempio, la presenza di scuole o ospedali, quelle soggettive, invece, l’eventuale maggiore incidentalità di quella particolare via o strada.

L’intento è dare regole standard chiare a tutti i Comuni (e non solo a Bologna) a 30 all’ora.

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