Marconi, parola all’ad: "Il traffico internazionale vola. Puntiamo al Bologna-New York"

Ventola replica alle critiche: "Siamo il quinto scalo per la connettività con l’estero. E il collegamento con la Grande Mela potrebbe arrivare nel 2026. Avanti con gli investimenti".

L’ad del Marconi Nazareno Ventola e la pista dell'aeroporto

L’ad del Marconi Nazareno Ventola e la pista dell'aeroporto

Il fronte imprenditoriale da anni critica lo scalo bolognese. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Michele Poggipolini, amministratore delegato dell’omonima azienda leader mondiale dei settori aerospazio e automotive, che ha chiesto ai vertici del Marconi un passo in avanti: "L’Aeroporto non è all’altezza di Bologna. Deve crescere davvero, il restyling in atto nello scalo non è sufficiente". Tra gli aspetti negativi, Poggipolini ha sottolineato quello della mancanza di voli intercontinentali, in primis la mancanza di un collegamento diretto con New York: "Un danno per gli imprenditori. Così il mondo business si sposterà su Venezia o Milano", le sue parole. Ma a chiedere uno scatto al Marconi erano stati anche il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi, e l’imprenditrice Valentina Marchesini.

Bologna, 3 aprile 2024 – "Lo aspettiamo sempre per un caffè in aeroporto per spiegargli tecnicamente come funziona lo scalo...". Nazareno Ventola, ad dell’aeroporto Marconi, esordisce con una battuta all’intervista rilasciata al ’Carlino’ dall’ad della Poggipolini Spa, azienda leader mondiale nei settori aerospazio e automotive. E replica punto per punto alle critiche del fronte imprenditoriale.

Partiamo dalla critica principe: "Il Marconi non è all’altezza di Bologna". Che cosa risponde?

"Intanto vorrei precisare: lamentarsi che Bologna non è un hub internazionale significa non conoscere bene l’argomento. In Italia non è un hub internazionale nemmeno Malpensa... Solo Fiumicino lo è. Il modello è quello ’hub and spoke’ che si distingue da quello ’point to point’. Il primo prevede un sistema a rotte che collega una serie di aeroporti periferici a un aeroporto centrale, il secondo si basa su rotte che vanno da una destinazione a un’altra. In sintesi: Bologna in questo senso non sarà mai un hub internazionale, lo sono, oltre a Fiumicino, il Charles de Gaulle di Parigi, Heathrow a Londra etc".

Resta, però, il fatto che il mondo business lamenta la mancanza di voli intercontinentali.

"Intanto cito un dato incontrovertibile: oltre il 75% dei nostri voli riguarda destinazioni internazionali. C’è stata, è vero, una ripresa di quelli domestici verso Sud, ma la prevalenza resta il traffico internazionale. Non a caso siamo il settimo scalo per numeri di passeggeri e il quinto per connettività internazionale".

C’è la speranza che torni il diretto Bologna-New York?

"C’era oltre 15 anni fa. Ma è durato poco. Quella scelta fu legata all’immagine di quella rotta. Ma allora c’erano condizioni di mercato differenti. Ora non si possono creare collegamenti in perdita. Siamo una società a capitale misto, pubblico e privato, quotata in Borsa. Non possiamo avere rotte in perdita, basandoci sul fatto che serva un determinato collegamento...".

Quindi a parte Dubai con Emirates, non ci saranno altri voli intercontinentali?

"Ci stiamo lavorando. Abbiamo avuto il volo Bologna-Philadelphia, ma non è continuato soprattutto per i risultati della rotta Philadelphia-Bologna. Il problema è che le compagnie americane non ragionano tanto sul potenziale che una certa destinazione può avere da una certa città italiana, ma considerano soprattutto il traffico dagli Stati Uniti".

Quindi da New York, Venezia o Roma hanno maggior appeal?

"Sì. Ma anche Napoli e Palermo, vista la popolazione di origine italiana che viene da New York. Ma il collegamento diretto con la Grande Mela resta un nostro obiettivo. Difficile riuscirci per il 2025, mentre il 2026 lo vedo come obiettivo più realistico".

Non temete che il mondo business nel frattempo si sposti su Venezia o Milano?

"Non credo. Da anni il nostro traffico è diviso in tre: un terzoper vacanze, un terzo è per motivi sanitari o di studio, un terzo per affari. Se poi qualche singolo decide di andare da un’altra parte, ognuno è libero di scegliere".

Poggipolini, in linea con Confindustria Emilia, è convinto che un restyling del Marconi non basti. Un piano da 216 milioni di euro in 5 anni non è sufficiente?

"Il programma di investimenti va avanti per gradi. Dall’aumento dei parcheggi ai controlli di sicurezza con le macchine più avanzate e all’ampliamento della sala imbarchi Schengen. Stiamo portando avanti un’ulteriore espansione dello scalo. Siamo pronti a cogliere tutti gli stimoli per fare di più e meglio, ma ricordo che obbediamo alle regole degli appalti pubblici, il mondo del privato è diverso".

Si aspettava critiche dal mondo imprenditoriale?

"Non sono stato molto sorpreso. Lavoriamo per migliorare. Bologna è comunque il settimo aeroporto per traffico assoluto di passeggeri e ne sono orgoglioso. Ma mi fa ancora più piacere che siamo quinti, dopo Malpensa, Linate, Bergamo e Venezia per connettività internazionale. Abbiamo comunque tre o quattro collegamenti giornalieri con hub intermedi verso Nord America, Sud America e Asia, oltre al diretto per Dubai".

La limitazione dei voli notturni la convince?

"L’ordinanza dell’Enac è stata recentemente prorogata. Dai nostri numeri questo provvedimento è efficace e funziona".

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