FEDERICA ORLANDI
Cronaca

Amato, l’accusa: “Sms al figlio per agire indisturbato, pianificò tutto”

La geolocalizzazione colloca il medico a casa della suocera per quattro volte dopo che il giovane era rincasato

Bologna, 4 novembre 2023 – "Amore, stasera sei a casa?". È un messaggio inusuale quello che Giampaolo Amato, ex medico della Virtus e dallo scorso aprile già in carcere con l’accusa di avere ucciso la moglie Isabella Linsalata la notte tra il 30 e il 31 ottobre 2021, manda al figlio.

"Sms al figlio per agire indisturbato". L’accusa:  il medico pianificò tutto
"Sms al figlio per agire indisturbato". L’accusa: il medico pianificò tutto

È l’8 ottobre 2021: quella notte, morirà anche la madre di Isabella, Giulia Tateo, 87 anni. Decesso di cui è accusato ancora una volta Amato, per cui nei giorni scorsi il giudice per le indagini preliminari Claudio Paris ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta del procuratore aggiunto Morena Plazzi e del sostituto Domenico Ambrosino, alla luce delle serrate indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo. Indagini che si sono concentrate anche sui dispositivi informatici in uso all’indagato e alle persone a lui vicine.

La notte tra l’8 e il 9 ottobre 2021, Tateo era a casa da sola, contrariamente al solito. Difatti, la figlia Isabella era a Roma, l’altra figlia a Ravenna. In casa, nell’appartamento comunicante col suo in via Bianconi 6, restava solo il nipote. È proprio della sua presenza che Amato vuole accertarsi, con un sms. "Vado ad allenamento poi esco", gli risponde il figlio, che però prosegue con toni pungenti: "È inutile che fai finta di niente, quando da tre anni hai rovinato tutto". Il riferimento è alla separazione tra Amato e Linsalata, dopo che la donna aveva scoperto la relazione extraconiugale del marito con una donna più giovane, nel 2018. Proprio per proteggere quest’ultima donna – per cui Amato nutrirebbe una "passione ossessiva", scrive il gip nell’ordinanza – il giudice ha ritenuto necessario disporre il carcere nei suoi confronti, non potendo "sostenersi che la notorietà della sua vicenda sia tale da renderlo inoffensivo", ma anzi, proprio "la disperazione per l’onta pubblica e ancor più la pena di massimo rigore che gli si profila davanti" unite ai "sentimenti di livore e rabbia verso la donna che a suo dire ha tradito l’eterno amore che si erano promessi", costituiscano "una mistura esplosiva che nessun’altra misura può contenere", scrive.

Dunque, quella notte, per l’accusa Amato volle accertarsi che il figlio fosse fuori casa, contrariamente a quanto avrebbe poidetto in interrogatorio – "Io la sera prima dove fosse mio figlio non lo so, non l’ho sentito quella sera, sono tornato dalla palestra e poi sicuramente a casa. Non l’ho sentito" – e pure, a quanto sembra dalla risposta piccata del figlio, rispetto alla sua abitudine. Voleva accertarsi di potere agire indisturbato, si domanda l’accusa? Del resto, stando alle celle telefoniche agganciate dal suo cellulare, il figlio torna all’1,49. Le registrazioni dello smartwatch che collocano Amato su e giù per le scale sette volte nel corso della nottata, lo vorrebbero al primo piano di via Bianconi alle 23,03 e all’1,01, ma anche all’1,49 (quindi appena un minuto dopo il figlio: senza incrociarlo?), poi ben quattro volte mentre il ragazzo è già a casa, tra le 4,48 e le 7,10. Dunque sarebbe più volte tornato nell’appartamento della suocera mentre il figlio era addormentato poche stanze più in là? Domande cui bisognerà trovare una risposta.

Altro elemento contro il medico, che più volte a dichiarato di non conoscere Midazolam e Sevoflurano, i farmaci che per l’accusa formarono il cocktail letale che uccise Isabella e Giulia, è la chat di ’Google gruppi’ con info su farmaci ’spray’ che inducono il sonno quasi identici al Sevoflurano. Il dato curioso è che la foto (del 7 ottobre, giorno prima della morte di Tateo) ritrae uno schermo, su cui è caricata la pagina web: dunque, la ricerca online fu fatta dal medico non col suo solito cellulare, ma con un altro dispositivo poi sparito e mai rinvenuto dai carabinieri, di cui l’indagato non ha mai fatto cenno con gli inquirenti.