Studente con una pistola in classe: paura in una scuola media di Bologna

Il ragazzino ha anche mostrato un proiettile ai compagni. La rivoltella è stata trovata da un docente. Indagini della polizia in corso

Una pistola a scuola: il ragazzino la nascondeva nello zaino (foto di repertorio)
Una pistola a scuola: il ragazzino la nascondeva nello zaino (foto di repertorio)

Bologna, 6 febbraio 2024 – “Ho trovato un pallottola in giardino". È cominciata così la mattinata, prima della campanella, in una media della periferia con un ragazzino di terza che raccoglie un proiettile e lo mostra ai compagni. Nel mezzo, una pistola (non si sa se vera o giocattolo) trovata nello zaino del ragazzino. La fine, l’intervento della polizia che sequestra lo zaino e raccoglie le testimonianze dei prof.

Giornata convulsa e piena di agitazione in una media cittadina. "Siamo ancora tutti sotto choc", ammette il dirigente scolastico che riunirà il Consiglio della classe coinvolta (qui siedono prof e genitori) per capire che strada educativa imboccare. "Al momento abbiamo solo pensato alla sicurezza dei nostri studenti", sottolinea.

Prima della campanella, il ragazzino, con un papà appartenente alle forze dell’ordine, mostra ai suoi compagni la pallottola, spiegando di averla trovata nel giardino della scuola. Suona la prima ora, si entra in classe. La notizia è, però, troppo grossa per rimanere solo tra i compagni.

La voce si sparge, circola fino ad arrivare al referente del plesso che avverte la polizia e il dirigente. Nel mezzo del giro vorticoso di telefonate, il docente-referente del plesso parla con il ragazzino. Sentite le sue parole si fa dare lo zaino, lo apre e vede una pistola. Non essendo il prof un esperto non si sa se l’arma fosse vera o giocattolo. Altro giro di telefonate alla polizia che arriva a razzo: prende zaino con pistola e pallottola. Dopodiché parla con i docenti della classe dello studente che vengono invitati a recarsi, al posto di polizia, per mettere nero su bianco la vicenda.

"Siamo basiti", racconta il dirigente che, parlando con i prof, ha la percezione che "lo studente volesse sentirsi importante con i compagni". Superato lo stupore iniziale, "ora – chiarisce il dirigente – valuteremo il da farsi: per noi è una situazione del tutto inusuale. Mentre per il bullismo o il cyberbullismo, abbiamo percorsi di intervento già codificati e ben rodati, in questo caso dobbiamo pensare che strada imboccare, cominciando da un ‘intervento educativo’ sulla classe".

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