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AMALIA APICELLA
Cultura e spettacoli

Vinicio Capossela a Bologna, show al Duse in novembre

Il cantautore porta in città il nuovo tour teatrale, ‘Con i tasti che ci abbiamo’. “Tredici canzoni fastidiose e urgenti”

Vinicio Capossela
Vinicio Capossela

Bologna, 22 maggio 2023 – Farà tappa anche a Bologna Vinicio Capossela, il 6 e 7 novembre, ritornando sul palco del Teatro Duse. In scena il suo nuovo tour teatrale, ‘Con i tasti che ci abbiamo’, titolo della canzone che chiude l’ultimo album, ‘Tredici canzoni urgenti’.

Un universo musicale che nasce dall’urgenza di interpretare e dare voce ai problemi più stringenti del nostro tempo. “Sono venute tredici canzoni, fastidiose e urgenti – spiega l’artista emiliano –. Sono canzoni che non si sottraggono al tempo e che parlano da sé: affrontano i temi del pericolo e della grazia, che viviamo in dimensione collettiva, messi sul piatto e serviti con tasti rotti come posate”. Pezzi musicali, ma anche “di legno e smalto che a volte feriscono a volte carezzano, a volte grattano la schiena. Possono essere schegge, coltelli o amuleti, ma è comunque tutto quello che abbiamo per affrontare i mostri fuori e dentro di noi”.

Un intreccio di strumenti, musicisti e ospiti e diversi generi, dalla folìa cinquecentesca al reggae and dub anni Novanta. E ancora: ballate, waltz, jive e un cha cha cha.

I tasti del pianoforte smontati – racconta Capossela –sembrano spazzolini da denti per elefanti, o metri di legno da muratore. Privati del loro compito, e del complesso dello strumento per il quale sono costruiti, diventano lunghe dita inarticolate, smaltate in punta, a volte di bianco a volte di nero. Schegge di qualcosa che si è rotto, di un mondo fatto a pezzi come da un congegno che ti è esploso tra le mani. Con i tasti che ci abbiamo, ci siamo fatti infilzare senza che nessuna beatitudine ne sia venuta”. 

Affrontare i problemi “insieme è meglio che affrontarli da soli – continua –. Con i tasti che ci abbiamo suoneremo e parleremo e canteremo nel riparo dei teatri in autunno”.

Il lavoro, musicalmente polimorfo e collettivo, è anche “un cuore messo a nudo, una radiografia a torace aperto – conclude Capossela –. Soltanto riconoscendo la nostra finitezza possiamo costruire sui nostri limiti delle possibilità. Ed è quello che cercheremo di fare il prossimo autunno nei teatri, con una formazione di musicisti e musiciste aperta ad accogliere, di città in città, l’ospite e con un repertorio a scaletta libera incentrato sul perno di queste tredici canzoni, in una specie di mensa all you can eat a cui mangeremo tutti. Impeggiamo per immegliarci e tutto sarà stato un regalo”.