"Anonimo tra gli anonimi. Gesù si mette in fila e riceve il battesimo"

Gesù Cristo, Figlio di Dio, sceglie di entrare in scena nel luogo più depresso geograficamente parlando, per mostrare che Dio non sta in mezzo al suo popolo, ma vuole mischiarsi con noi. Una scelta di amore per vivere in pienezza la vita di qualunque donna o uomo.

Marco, pur chiarendo fin dall’inizio che scriverà per annunciare la buona notizia (vangelo) su Gesù Cristo Figlio di Dio, fa entrare in scena Giovanni Battista. È un tipo molto particolare, che pur essendo un sacerdote, preferisce vivere da eremita nel deserto e predicare alla gente la conversione e il perdono dei peccati, perché Dio ha mantenuto la parola e inviato il Messia, che si manifesterà da un momento all’altro e ne fornisce l’identikit, ma fino a quasi metà del primo capitolo non entra in scena. Pur non essendo “tenero”, riscuote molto successo e molta gente corre al Giordano per ascoltare i suoi sferzanti richiami e per farsi battezzare. Una massa eterogenea, comprendente una parte dell’élite, ma anche gli emarginati e i reietti della società. Anonimo tra gli anonimi anche Gesù si mette in fila come tutti e riceve il battesimo. Quando l’evangelista ci rivela il nome, Gesù, ci dice anche che viene da Nàzaret di Galilea: una città piccola, in una regione di cui i pii israeliti avevano una pessima considerazione, perché confinava con il territorio pagano e ritenevano che gli abitanti non seguissero del tutto le prescrizioni della Legge. Non è certo un bel biglietto da visita per il Messia, ma il migliore che Dio potesse scegliersi: vive in una regione considerata dimenticata da Dio, è un anonimo uomo in mezzo ad una massa indefinita di varia umanità e sceglie di entrare in scena nel luogo più depresso geograficamente parlando (dove Giovanni opera è la zona più bassa della terra: - 397 metri sotto il livello del mare). Ma da subito Dio “metti i puntini sulle i”. Per una scelta di amore ha deciso di prendere un corpo umano per vivere in pienezza la vita di qualunque donna o uomo. E fin da subito ci mostra che non ama il confort della capitale, del Tempio, di una vita agiata, ma quella di tutti quelli che vivono con “il sudore della propria fronte”, che conosce l’emarginazione, la fatica, la delusione e la sconfitta come noi. Non entra in scena con effetti speciali mirabolanti, ma nel silenzio e nell’anonimato, perché è uno di noi. Fin da subito ci fa comprendere che Dio non sta in mezzo al suo popolo, ma separato, nel Tempio, ma vuole mischiarsi con noi; che non esiste luogo dimentica da Dio, perché lui ci vive e che non esiste depressione, geografica o personale che sia, in cui lui non sia presente, anche un sepolcro. E questo perché “io sono il figlio, l’amato di cui Dio si compiace. Un Padre dà tutto al proprio figlio, anche la sua vita, per farci vivere nella sua casa per tutta l’eternità.