Cambiare classe dirigente e linguaggio

L'articolo di Cristiano Bendin sottolinea l'importanza di un confronto politico costruttivo e rispettoso, esortando a un linguaggio inclusivo e proposte concrete anziché all'odio e alla propaganda. Invita a coinvolgere i migliori e a selezionare la classe dirigente con criteri di competenza.

Ora, lungi da me voler confrontare la drammatica situazione di uno dei conflitti più sanguinosi che sta martoriando il medio Oriente - è doveroso, specie di questi tempi, conservare il senso delle proporzioni - con l’attualità politica di casa nostra, animata più da odio e contrapposizione che da ascolto e sano confronto di idee. Ma credo che il monito di padre Pizzaballa possa valere, al di là del caso specifico, un po’ per tutti. E rappresentare un modello cui tendere per i partiti, le liste civiche e i protagonisti del nostro agone politico, che una volta rappresentavano un modello per i cittadini elettori. La campagna elettorale è già cominciata: la fogna social ribolle di risentimento

(quasi che le elezioni di giugno rappresentassero una palingenesi e non un fisiologico esercizio di democrazia), è ipotizzabile che la procura si arricchisca

di nuovi dossier, le piazze si riempiranno con le opposte tifoserie e le rispettive propagande ci racconteranno quanto è malvagio il "nemico", mai l’avversario (e torniamo all’uso delle parole). La stampa avrà una responsabilità in più, nei prossimi mesi. Ma anche la politica e i suoi leader non devono sottrarsi. Come? Non solo usando un linguaggio capace di ascoltare e di tessere relazioni, di includere e non di odiare, ma anche elaborando proposte politiche (i problemi, ahinoi, non mancano; leggere pagina 6 per farsi un’idea)

e selezionando meglio la classe dirigente. E’ superfluo ricordare a quale triste spettacolo ci abbiano abituato le sedute del consiglio comunale degli ultimi anni

tra impreparazione, improvvisazione, italiano stentato e scontri (mai sulle idee, spesso sulle persone). Ebbene, questa campagna elettorale sia l’occasione anche per coinvolgere le donne e gli uomini migliori e non solo i portatori di interessi o quelli "più fedeli", criteri di selezione peraltro labili e fallaci, come ha raccontato la cronaca. I famosi indecisi, cui tutti puntano, si conquistano con la qualità e gli argomenti. Non con gli slogan.