Dal Maghreb al Mozambico. Fava, leader negli impianti di pasta: "Per noi, mercato formidabile"

L’azienda opera in tantissime zone dell’Africa. L’ad Luigi: "Lavoriamo su competenze e tecnologie"

Di Bisceglie

Quella dei Fava è una storia figlia della provincia ma che parla al mondo. Conquistare il continente africano dalla prospettiva di Cento. Questa sì, è la vera impresa. Luigi Fava è al timone di una nave che incrocia nell’imprenditoria (associata a Confindustria) dal 1937. I loro macchinari industriali per la realizzazione della pasta secca hanno conquistato il mercato globale. Sì, perché quello italiano "ormai è saturo", e ora "il nostro fatturato è rappresentato, per oltre l’80% dall’export. E, di questo, il 60% del mercato è rappresentato dall’Africa.

Fava, lei è amministratore delegato di un’azienda che ha un volume d’affari di circa novanta milioni e che ha ’scelto’ l’Africa come mercato sul quale investire. Perché?

"Sotto il profilo delle esportazioni – risponde al Carlino l’imprenditore – l’Africa è un mercato formidabile. E lo è da almeno 25 anni, ossia da quando si è affermato il consumo e la produzione della pasta".

Mi da qualche ordine di grandezza, per capire la portata della vostra attività.

"Dal 25 anni a questa parte, la nostra azienda ha installato 245 linee di produzione di pasta in 21 paesi dell’Africa. Di queste, 61 linee solo in Algeria. Ma abbiamo installato impianti un po’ ovunque conquistando fette di mercato gradualmente".

Da dove siete partiti?

"Dai paesi del Maghreb a metà degli anni ’90. Poi, dal 2005 ci siamo spostati anche nell’Africa sub sahariana e via via anche nell’Africa australe. L’Egitto rappresenta un mercato importante. La Nigeria, così come l’Angola, l’Etiopia, il Mozambico, il Marocco, il Senegal".

Come sono i vostri interlocutori e omologhi nel continente africano?

"Ancora una volta dipende dalla zona. In Nord Africa ci sono degli imprenditori abbastanza ’tradizionali’. Pastifici, un po’ come si trovano da noi. Nel Centro Africa, invece, la situazione è un po’ diversa. Molti, prima di diventare produttori, erano trader, importatori. Oppure persone che, avendo altri tipi di attività, hanno deciso di abbandonarle (o riconvertirle) per dedicarsi alla produzione della pasta".

In questo senso immagino che, al di la della realizzazione dell’impianto in sè, occorra trasferire anche know-how e competenze, no?

"Certo. Infatti il nostro lavoro è molto orientato a fornire, oltre alla realizzazione degli impianti, anche un supporto alle maestranze dei Paesi in cui vengono realizzati. L’obiettivo è consegnare non solo un impianto di qualità ma anche competenze che possano ottimizzare – in loco – il livello qualitativo della produzione".

A proposito di produzione, qual è la richiesta più frequente in termini di prodotto che arriva dall’Africa?

"è un mercato molto vario per la verità. Diciamo però che le richieste sono generalmente orientate a impianti di grande capacità produttiva. Il che, per il prodotto che offriamo noi, significa arrivare a produrre seimila chili di pasta all’ora".

Immagino che un investimento per un vostro impianto abbia un respiro di lungo termine.

"È così. Ovviamente, oltre a progettare e costruire gli impianti, noi offriamo anche assistenza ai nostri clienti. Pensi che, nel Mondo, abbiamo realizzato qualcosa come 1.500 linee produttive, conquistando il 40% del mercato. Ebbene, molte di queste – ancora perfettamente funzionanti – sono state realizzate negli anni ’70. Per cui, l’investimento è sicuramente a lungo termine. Consideri che per realizzare una linea produttiva di alta capacità, occorrono circa sette milioni di euro".

Quale è il segreto che vi ha permesso di conquistare un mercato non facile come quello africano?

"Diciamo che la peculiarità dei nostri impianti è quella di realizzare, a fronte di una materia prima di qualità non eccellente – quella africana – un prodotto finale di buon livello. Puntiamo tutto proprio sul primato tecnologico e sulle competenze".