I nodi dell’accoglienza: "Trenta rifugiati verranno immessi nel mondo del lavoro"

Il progetto di inclusione è stato ideato dai Rotary Ferrara e Ferrara est "Potrebbero aiutare la nostra economia. Un impiego vuol dire dignità". L’arcivescovo Perego: "Così si completa l’ingresso nella comunità".

I nodi dell’accoglienza: "Trenta rifugiati verranno immessi nel mondo del lavoro"

I nodi dell’accoglienza: "Trenta rifugiati verranno immessi nel mondo del lavoro"

Se sulla carta è semplice, nella realtà è invece complicato. In ogni caso è partito. Il progetto di inclusione sociale e lavorativa per rifugiati, ideato dai Rotary Ferrara e Ferrara est, rappresenta un esempio importante di come si possano pragmaticamente affrontare problemi anche complessi quando enti e persone remano dalla stessa parte. Degli obiettivi del progetto, con le sue annesse modalità di svolgimento, si è diffusamente parlato nel convegno dell’altro pomeriggio, moderato da Luca Scanavini. La questione di base si può racchiudere in una semplice e pleonastica domanda: perché lasciare con le mani in mano tanti rifugiati nei centri di assistenza in attesa che venga loro comunicato se avranno il permesso di soggiorno oppure debbano essere respinti? Il tutto con ovvie spese a carico della comunità. E ancora: tante potenzialità inespresse, molteplici energie non impiegate, sprechi a go go. La semplice osservazione di questo fenomeno ha spinto i Rotary Ferrara e Ferrara est, con i presidenti Adele del Bello e Paolo Govoni, a mettersi in moto e a trovare le necessarie alleanze operative, con il prefetto Massimo Marchesiello informato costantemente. Dunque una trentina di rifugiati (sui 930 della nostra provincia) a breve saranno selezionati per essere immessi nel mondo del lavoro (agricoltura, industria o servizi) previa formazione civile, linguistica e professionale. Il progetto, illustrato dalla stessa Del Bello, terminerà all’inizio dell’estate. Convintissimo della proposta, il vicepresidente di Confindustria Gian Luigi Zaina ne parla come di un’occasione da non perdere: "Non sappiamo nulla dei rifugiati del nostro territorio, chi sono, quali professionalità hanno. Potrebbero aiutare la nostra economia. Assistenza o carità qui non c’entrano. Ma con il lavoro si conquistano libertà e dignità. I dati raccolti andranno in un maxi data base e i risultati verranno messi a disposizione di tutti". Di "importanza straordinaria" del progetto ha poi parlato l’ex ministro Patrizio Bianchi (Cattedra Unesco) collegato da remoto: "È evidente il duplice obiettivo della inclusione e della integrazione". E ancora: Il problema-migranti non è solo una questione di ordine pubblico e non lo si risolve con la bacchetta magica, ma avendo l’umiltà di sperimentare e di lavorare insieme". Sulla stessa linea l’arcivescovo Gian Carlo Perego: "Questo progetto completa l’ingresso nella comunità".