Muore il marito, collega la perseguita

L’incubo di una donna, costretta a farsi accompagnare al lavoro e a cambiare mansioni. Processo per stalking

Esasperata, la donna ha presentato una querela (foto di repertorio)
Esasperata, la donna ha presentato una querela (foto di repertorio)

Ferrara, 11 dicembre 2023 – Una lettera dai contenuti volgari, una valanga di messaggi, telefonate, insulti e comportamenti molesti a opera di un collega di lavoro. Il tutto in un momento molto delicato della vita della persona offesa, coincidente con la malattia e la morte del marito. Una serie di fattori che, messi insieme, hanno sconvolto la vita della vittima – una donna di 55 anni impiegata in una ditta di spedizioni –, al punto da costringerla a farsi accompagnare al lavoro dalla figlia e a cambiare ripetutamente mansione per non incontrare il suo presunto persecutore. Dopo mesi di sofferenze e ansia, l’incubo dalla 55enne (assistita dall’avvocato Giacomo Forlani) è stato cristallizzato in una querela ai danni del collega, ora imputato per stalking. Il processo, tuttora in corso, si sta avviando alle battute conclusive. Le prossime udienze sono fissate per il 12 e 15 febbraio quando, davanti al giudice Alessandra Martinelli, verranno ascoltate la figlia e la psicologa che ha assistito la persona offesa. Dopodiché si procederà alla discussione e, infine, alla sentenza.

I fatti. Le vicende finite al centro del processo iniziano la vigilia di Natale del 2021. Stando al racconto della donna, costituitasi parte civile in giudizio, l’imputato le comunica di avere un regalo per lei. Riceve una busta con all’interno una lettera scritta a mano. Con sconcerto, la donna scopre che è piena di scritte dai contenuti volgari ed espliciti. La situazione inizia a farsi più pesante dopo la morte del marito. L’imputato, sempre secondo le contestazioni, avrebbe iniziato a inviarle una serie di messaggi dal contenuto molesto e offensivo, comportamento che avrebbe continuato a tenere anche dopo essere stato licenziato e utilizzando numeri diversi rispetto a quelli che la malcapitata provvedeva puntualmente a bloccare. Le condotte ritenute persecutorie si sarebbero verificate in più occasioni anche sul luogo di lavoro: il 24 maggio del 2022, secondo le accuse, la 55enne trova sull’armadietto dello spogliatoio una rosa gialla, fiore preferito del defunto marito, mentre pochi giorni dopo viene avvicinata dall’imputato che, con fare minaccioso e intimidatorio, le urla addosso una serie di insulti. Dopo l’aggressione verbale la malcapitata viene accompagnata dalle colleghe fuori dal magazzino in cui stava lavorando, dove viene colta da un attacco di panico. Le condotte dell’uomo non avrebbero riguardato soltanto la 55enne. In svariate occasioni avrebbe infatti cercato di raggiungere anche i suoi familiari, come ad esempio la figlia o il fidanzato di quest’ultima, in quella che la denunciante definisce "una ricerca spasmodica di contatti con persone a me care e vicine".

Le contestazioni parlano insomma di una serie di situazioni pesanti e inquietanti, che hanno gettato la 55enne in uno stato di "ansia e paura costante", costringendola a ricorrere a "terapia psicologica e farmaceutica". Il caso, come anticipato, tornerà in aula con l’anno nuovo per ascoltare gli ultimi testimoni e arrivare alla sentenza.