Daniele minacciò Milena: "Mi puntò una pistola". L’arma? Mai ritrovata

Torna in aula l’imputato accusato dell’omicidio del fratello Franco. Stavolta a trascinarlo alla sbarra è la sorella Milena per un episodio del 2021.

Daniele minacciò Milena: "Mi puntò una pistola". L’arma? Mai ritrovata
Daniele minacciò Milena: "Mi puntò una pistola". L’arma? Mai ritrovata

Con una polo felpata Daniele è meno formale del solito. Non ha la giacca come in Corte d’assise. Ma è lì in aula. Sempre presente, al fianco del suo legale, Maria Antonietta Corsetti. La stimola, la sostiene, la imbecca, e poi, nell’impeto del suo flusso di reclamata innocenza, interrompe pure l’udienza per chiedere alla giudice Serena Chimichi di fare "una simulazione con la pistola degli agenti della polizia penitenziaria" che lo scortano.

Incontenibile, Daniele Severi, in carcere preventivo per l’omicidio del fratello Franco dal luglio 2022. Poi l’imputato fissa la sorella Milena sul banco dei testi, col capo reclinato declinato alla sfida. Lei non si sottrae. "Mi minacciò con una pistola. Mi disse: ’T’ammazzo, t’ammazzo, t’ammazzo!’". Poi il crollo. Le lacrime di lei. E Daniele che non sforma d’alcunché il suo viso, intriso d’attenzione e privo d’emozione.

Non è il processo per l’omicidio di Franco Severi (in corso in Assise in una maratona giudiziaria che è giunta, forse, a metà corsa; Franco fu ammazzato e decapitato a Seggio di Civitella e ritrovato cadavere nel suo podere il 22 giugno 2022). Questa è un’altra storia, anzi: lo è solo per i crismi giudiziari; perché questa, sì, in realtà è tutta un’unica trama, una scia infinita come un pigreco fatta d’ultradecennali furori famigliari della schiatta Severi, innescata dai soldi dell’eredità del podere. Lo rimarca anche l’avvocato di parte civile, Max Starni, che sostiene la pubblica accusa (pm Daniela Pesaresi): "Questo dibattimento s’inquadra nel contesto dell’omicidio di Franco Severi...".

L’imputato è sempre lui, Daniele Severi. L’accusa stavolta è minacce a mano armata contro la sorella Milena; lei, ieri sul banco dei testimoni, rappresenta quei fatti poi sgorgati in aula. L’episodio è del 17 aprile 2021. Milena depone: "Stavo andando al podere dove abitava Franco, a Ca’ Seggio di Civitella, per portargli dei documenti... poi nella strada privata che va alla casa, una strada attorniata da un dirupo, intravvedo una macchina, nascosta in una curva ... Non avevo riconosciuto quella macchina... non sapevo che fosse Daniele, sennò non mi sarei avvicinato, perché ho il terrore di lui... Poi però una volta che ero lì gli ho chiesto: ’Hai bisogno?’ E lui ha subito ribattutto: ’Vai via, vai via da qui!’... Poi lui si piega verso il sedile e subito dopo alza la mano e impugna una pistola… io mi sono raggelata, ho chiuso le quattro portiere… lui allora è sceso dalla sua macchina, sempre con la pistola in mano, e ha tentato di aprire lo sportello posteriore della mia macchina... ancora adesso ringrazio il Signore che quello sportello non s’è aperto. Allora lui s’avvicina al mio finestrino e grida: ’T’ammazzo, t’ammazzo, t’ammazzo!’, sono voci che non dimenticherò mai… Io mi aspettavo il colpo e pensavo che sarei morta e sarei stata gettata nel dirupo e nessuno m’avrebbe trovata... m’avrebbe ammazzata, come ha fatto con Franco...".

Tensione elettrica tra i banchi. L’avvocata Corsetti contesta tutto. La giudice Chimichi fatica a contenerne l’onda. E come in Corte d’Assise la Corsetti si tuffa nella contesa, reiterata, con la togata. "Mi descriva la pistola?", chiede poi la difensora alla teste-vittima. La risposta è contrappuntata da interruzioni. La magistrata s’infervora ancora. E sullo sfondo galleggia un fatto alla deriva: quella pistola non è mai stata trovata. (Così come non è mai stata trovata nessuna pistola a Daniele nel parallelo processo per l’omicidio di Franco). L’ha confermato anche il maresciallo Marco Buconi dei carabinieri di Civitella. Prossima udienza, 19 febbraio. Tappa interlocutoria. Anche qui la sentenza è lontana.

Maurizio Burnacci