Di corsa sul tetto d’Europa. Filippo, impresa in diretta

L’ultra rail del monte Bianco, 150 chilometri e novemila metri di dislivello. Il 27enne Zanobi è il protagonista del docufilm "Lights on-Redemptio".

Di corsa sul tetto d’Europa. Filippo, impresa in diretta

Di corsa sul tetto d’Europa. Filippo, impresa in diretta

"Correre non è solo uno sport, è un viaggio dentro e fuori di me". Filippo Zanobi, forlivese, 27 anni, è un ultrarunner e membro del team ‘The North Face’. Laureato in Scienze motorie, è il protagonista del docufilm "Lights on-Redemptio", realizzato dal regista Walter Molfese che racconta l’avventura dell’atleta nella 150 chilometri di ultra trail del monte Bianco della fine di agosto, con un dislivello di oltre novemila metri. Il film sarà proiettato, in anteprima nazionale, al teatro della Fabbrica delle Candele di Forlì giovedì alle 21, con ingresso libero.

"La prima parte della serata sarà dedicata alla visione – afferma Marco Viroli, coordinatore artistico della Fabbrica delle Candele –, mentre la seconda sarà dedicata a un talk animato dal conduttore Francesco Grazioso, che coinvolgerà il pubblico presente, approfondendo i temi proposti dal docufilm". "Sarà un’occasione di incontro stimolante – spiega Paola Casara, assessore comunale alle politiche giovanili – in cui parleremo dei valori che lo sport incarna: sacrificio, fatica e passione, ma conosceremo personaggi positivi come Filippo Zanobi in cui rispecchiarsi, facendo passare messaggi forti di dedizione e impegno". Il runner narrerà anche gli aspetti più intimi legati allo sport che pratica, le sue sensazioni, le sue crisi, facendo assaporare il piacere e l’avventura di correre ultra maratone in ambienti naturali, tra salite e discese, con la neve, la pioggia e il sole. "Corro nel territorio del Parco delle Foreste Casentinesi – spiega l’atleta –, una seconda casa per me e mi alleno alla diga di Ridracoli, in Campigna e nella zona di Badia Prataglia. Amo la natura, il silenzio, lì mi sento libero e faccio anche incontri interessanti… i cervi, i cinghiali e anche il lupo, un animale stupendo". Uno sport duro, in cui è possibile bruciare, durante una gara, anche 15mila calorie, il quantitativo che si consuma, di solito, in due settimane. "Mi alleno circa 20 ore settimanali – prosegue – alternando sedute in palestra a corse su strada. Nei miei allenamenti ci sono sempre discese, salite e corse in piano. E, soprattutto, tanta introspezione. Esco in natura ed entro in me stesso. Ma prima che gare, tempi o performance, mi piace sentirmi una cosa sola con l’ambiente". Seguito da un team che comprende un nutrizionista e un trainer si è avvicinato a questa disciplina in un modo divertente. "Un giorno con un mio amico ero sul Piz Boè sulle Dolomiti, ma quando siamo arrivati in cima ci siamo accorti che stava tramontando il sole. Così per non trovarci in difficoltà abbiamo fatto la discesa tutta di corsa. Ero talmente coinvolto che sono arrivato al parcheggio dando al mio amico 25 minuti di distacco. È stato lui che mi ha detto che avrei dovuto fare una gara di corsa in montagna e così ho iniziato ed è andata bene". "Il docufilm – conclude il regista Walter Molfese – spiega che non si può sempre vincere e la crescita passa anche attraverso le sconfitte e, come recita il titolo, accende le luci sulla gara del protagonista e lo porta a una sorta di redenzione, una libertà fisica e morale dai problemi".