La donna-simbolo dei Preraffaelliti. Rossetti e ‘Lizzie’, amore tormentato

La ‘Vedova Romana’, icona dell’esposizione, è Elizabeth Siddal: moglie del pittore italo-inglese, a sua volta artista e poetessa. Il suo volto ricorre, come modella, in molte altre opere ora a Forlì.

La donna-simbolo dei Preraffaelliti. Rossetti e ‘Lizzie’, amore tormentato

La donna-simbolo dei Preraffaelliti. Rossetti e ‘Lizzie’, amore tormentato

Arfelli *

Nella grande mostra dedicata al movimento Preraffaellita al San Domenico, sono esposti anche due disegni di Elizabeth Siddal, una delle presenze femminili più significative della confraternita inglese. Quasi tutti conoscono il suo volto dallo sguardo vellutato, la lunga chioma ramata, la mascella leggermente volitiva, figura resa immortale da alcuni dei grandi esponenti del movimento, come Dante Gabriel Rossetti, che la sposerà nel 1860 dopo anni di tormentata relazione, o John Millais che la ritrasse nei panni di ‘Ofelia’ in un’opera altrettanto famosa.

Con la sua bellezza un po’ emaciata, simboleggiò il tormento interiore di eroine letterarie e mitologiche che erano fra i soggetti prediletti dei Preraffaelliti; sua è la figura che campeggia oggi nei manifesti della mostra, nella copertina del catalogo, nei panni della ‘Vedova romana’, dipinto eseguito da Rossetti nel 1874 e icona dell’esposizione forlivese. Poetessa e artista a sua volta, si dedicò alla pittura e al disegno, producendo disegni, acquerelli e dipinti principalmente di soggetti medievali e religiosi, che rivelano il suo interesse per la pittura e i manoscritti miniati che Lizzie – il diminutivo con cui la chiamavano nella cerchia artistica – ebbe occasione di studiare al British Museum di Londra.

Tra i suoi più convinti ammiratori va certamente annoverato John Ruskin, che ne supportò la carriera commissionandole opere e acquistando i suoi designi, che il critico considerava addirittura "di gran lunga superiori" a quelli di Rossetti.

Come in un dramma moderno, nel suo rapporto con l’esponente più noto dei Preraffaelliti, c’era tutto: l’amore, il successo, ma anche i tradimenti, la malattia, le gelosie, la droga, la depressione; morirà a soli trentatré anni per un’overdose di laudano. Tutto il suo tormento Lizzie lo trascrisse in quattordici poesie in cui descrive il doloroso e sottile confine tra l’amore e la morte, come se quei tragici personaggi della letteratura che aveva interpretato in una delle più floride stagioni dell’arte inglese, avessero davvero lambito la sua vita, la sua fragilità, il suo essere donna fuori dagli schemi e dalle rigide regole del tempo. Le sue poesie saranno pubblicate solo nel 1906, per volontà di William Michael Rossetti, fratello di Dante.

* critico d’arte