La replica dell’assessore: "I bimbi non sono pacchi?. L’ho detto e lo ribadisco. Pensiamo al loro bene"

Casara (servizi educativi): "Soluzioni al vaglio da tempo, la riunione c’è stata. L’incognita sull’uscita non è positiva per gli educatori e per i piccoli".

La replica dell’assessore: "I bimbi non sono pacchi?. L’ho detto e lo ribadisco. Pensiamo al loro bene"

La replica dell’assessore: "I bimbi non sono pacchi?. L’ho detto e lo ribadisco. Pensiamo al loro bene"

Assessora ai servizi educativi Paola Casara, affrontiamo la questione punto per punto: è vero che la decisione è stata presa senza che ci sia stata una riunione con il coordinamento pedagogico?

"No. La riunione c’è stata lo scorso anno: le decisioni prese non sono certo una novità, ma sono al vaglio da molto tempo".

Per quale motivo avete deciso di istituire le due finestre per il ritiro?

"Per motivi collegati al benessere del bambino e a valutazioni educative. Consentire ai genitori di andare e venire in qualunque momento del pomeriggio significa non garantire sempre la massima sicurezza dei piccoli. In più avere ogni giorno l’incognita sull’orario di uscita non è positivo per gli educatori che cercano di organizzare attività stimolanti, o per i bambini che spesso vengono interrotti nel corso di un laboratorio".

Alcuni genitori contestano anche la richiesta di portare documentazione legata alla loro professione per valutare il diritto al servizio.

"Ma non è una novità: è un richiesta introdotta nel 2008".

Tra le contestazioni c’è il fatto che oggi le professioni hanno spesso orari flessibili. Come potrebbero fare genitori alle prese con straordinari o con imprevisti lavorativi?

"Siamo dispostissimi ad andare incontro a tutte le necessità. L’ho ripetuto più volte nel corso di tutte le riunioni con i genitori e anche in consiglio comunale: non diremmo mai di no".

E se questo imprevisto non riguardasse il lavoro? Facciamo un esempio: un genitore che finisce di lavorare alle 16 potrebbe dover svolgere una commissione, oppure aver fissato una visita medica.

"Vale lo stesso discorso. Siamo disponibili ad andare incontro a ogni esigenza particolare, consapevoli però del fatto che si tratta sempre di eccezioni: può capitare di avere una visita o una commissione, ma di norma si è in grado di sapere a che ora si andrà a ritirare il proprio figlio da scuola".

Alcuni parlano anche dell’esigenza di riposo dopo il lavoro.

"In questo caso penso si debba fare una riflessione sulla genitorialità e sul ruolo della scuola".

Le viene contestato di aver usato l’espressione ‘i bambini non sono un pacco’. È vero?

"Sicuramente, ma lo ribadisco: i bambini non sono pacchi. Noi offriamo la massima disponibilità, ma non è rispettoso prima di tutto nei loro confronti non organizzare il proprio pomeriggio in modo da poterli ritirare entro un orario che rimarrebbe comunque molto ampio".

Tema riposino: a cosa è dovuta la decisione di sospenderlo dai 4 anni in su?

"Sappiamo che alcuni genitori preferiscono che i loro bambini dormano, mentre altri no. Bisogna trovare un’unica soluzione migliore per tutti. La decisione è frutto di una valutazione del coordinamento pedagogico che ha visto come i bambini più grandi spesso preferiscano non riposare nel pomeriggio".

Non è una decisione dovuta a questioni economiche?

"Assolutamente no. I soldi ci sono. Talvolta abbiamo il problema del personale perché c’è difficoltà a reperirlo. Comunque tutte le decisioni che abbiamo comunicato ai genitori, con i quali ci incontreremo di nuovo a metà marzo, sono elaborate prima di tutto per il bene dei bambini".