Legacoop, segnali di ottimismo: "Il 2023 chiuderà in utile per il 64% delle cooperative"

Dati rassicuranti a livello locale, a dispetto dello scenario nazionale: "Fatturato in crescita per il 58% delle associate. E il 65% ha pianificato o avviato nuovi investimenti".

Legacoop, segnali di ottimismo: "Il 2023 chiuderà in utile per il 64% delle cooperative"
Legacoop, segnali di ottimismo: "Il 2023 chiuderà in utile per il 64% delle cooperative"

Quali sono le previsioni per il prossimo anno per quanto riguarda gli investimenti economici? Segnali di ottimismo arrivano dalle cooperative riguardo agli investimenti al livello locale. Sarà infatti un 2024 di alti e bassi per l’economia romagnola, alle prese con segnali negativi a livello nazionale e una difficile opera di ricostruzione post alluvione.

Ma qual è la risposta del movimento cooperativo? Investimenti da parte delle imprese, che decidono di rimanere sul territorio per svolgere una funzione ’anticiclica’, ovvero di segno opposto al periodo economico negativo. È quanto si attende Legacoop Romagna, che nell’area vasta associa circa 380 imprese, con 7,3 miliardi di valore della produzione, oltre 25 mila occupati e 324 mila soci.

"Da Roma – si legge nel report di Legacoop – arrivano segnali poco rassicuranti: stagnazione, debito in crescita, risorse in calo per i servizi pubblici essenziali e la sanità, inflazione che pesa tantissimo specie sui redditi più bassi, ritardi e farraginosità nei fondi per l’alluvione. I segnali di ottimismo sono tutti a livello locale".

Secondo il Centro Studi di Legacoop, infatti, "il 2023 chiuderà in utile per il 64% delle cooperative, con fatturato in crescita per il 58% delle associate. A ciò si aggiunga che il 65% delle cooperative ha pianificato o avviato per il prossimo triennio nuovi investimenti in innovazione e tecnologia, con l’obiettivo di intraprendere la strada dell’autonomia energetica e di aumentare performance di produzione e prospettive sui mercati di riferimento. Un dato che sale all’81% nelle cooperative agroalimentari, più delle altre sottoposte alla crisi climatica, ma ben lontane dall’arrendersi, al 70% nei servizi, al 75% fra le cooperative sociali e che scende fra le cooperative di produzione e quelle culturali".

Nuovi investimenti che, analizzati per provincia, interesseranno il 77% delle cooperative ravennati, il 59% di quelle forlivesi e cesenati e il 44% delle imprese associate che operano nella provincia di Rimini.

"Lo scenario nazionale e internazionale che ci attende — dichiara il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi — fa percepire alle imprese cooperative romagnole i prossimi mesi come pieni di incertezze. Eppure, in questo quadro tutto meno che rassicurante, cogliamo anche un fortissimo segno di vitalità. È il segno che deriva da una propensione all’investimento, che mette in luce una vitalità non comune a tutti i settori economici del nostro territorio".