L’eremo di Montepaolo: "Per ricostruire la chiesa servono 200mila euro"

Dovadola, le Clarisse di Santa Chiara, già sfollate una volta per l’alluvione, lanciano un appello dopo i primi contributi elargiti dalla Fondazione.

L’eremo di Montepaolo: "Per ricostruire la chiesa servono 200mila euro"

L’eremo di Montepaolo: "Per ricostruire la chiesa servono 200mila euro"

Le otto suore Clarisse di Santa Chiara sono rientrate tutte all’eremo di Montepaolo, sulle colline fra Dovadola e Castrocaro, il 17 settembre, dopo essere rimaste sfollate per alluvione e frane cinque mesi a Faenza, accolte nel seminario vescovile. Ma la mattina seguente, 18 settembre, le monache sono state buttate giù dal letto dalle forti scosse di terremoto (magnitudo 4.9), come migliaia di abitanti dell’Appennino della Toscana e della Romagna, tra Firenze, Bologna e Forlì, con epicentro Marradi, ma coi danni maggiori lungo la dorsale Lutirano-Tredozio-Rocca San Casciano-Dovadola. Montepaolo si trova proprio all’interno di questa zona più colpita.

Racconta la superiora, suor Mariangela Bagnolini: "All’eremo di Sant’Antonio a Montepaolo abbiamo subìto molti danni causati dal terremoto: mentre la nostra casa è agibile, sono state dichiarate inagibili, con ordinanza del sindaco di Dovadola in base ai sopralluoghi dei vigili del fuoco, la chiesa, la casa degli incontri e l’ex scuola per i servizi di accoglienza".

Le Clarisse hanno fatto una scelta, come spiega la superiora: "Abbiamo deciso di puntare tutti i nostri sforzi sulla messa in sicurezza della chiesa per riaprirla il prima possibile. Ma abbiamo bisogno di aiuto".

Ecco perché le sorelle di Santa Chiara di Montepaolo lanciano un appello ai fedeli, agli amici dell’eremo (conosciuto non solo in Romagna, ma in tutta Italia) e a tutti gli uomini di buona volontà: "Dateci una mano a mettere in sicurezza la chiesa. I tecnici ci hanno fatto un preventivo di 200mila euro. La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ci ha dato il primo contributo. Per il resto ci affidiamo al buon cuore della gente e alla Provvidenza, perché da Montepaolo non vorremmo ripartire un’altra volta" (Iban presso Credito Cooperativo Ravennate Imolese IT28L0854223700000000015571, monastero delle Clarisse di S. Chiara per raccolta-fondi: restauro Santuario di S. Antonio a Montepaolo).

Per le funzioni della liturgia e la messa domenicale, aperta anche ai fedeli, le suore usano una cappella interna alla loro abitazione. Nella zona appenninica terremotata sono molte decine le chiese chiuse, fra cui quelle di Marradi, Lutirano (legata alla parrocchia di Modigliana) e Tredozio. Mentre nella valle del Montone restano inagibili a Dovadola entrambe le chiese della Badia e dell’Annunziata (ora la messa si celebra nella cappella del Centro parrocchiale), a Rocca San Casciano tutte, tranne la cappella delle suore della Sacra Famiglia e la messa festiva (sabato e domenica) si celebra nel teatro comunale, a Portico chiusa la parrocchiale, ma aperto il santuario della Madonna del Sangue. Mentre le chiese parrocchiali potrebbero rientrare negli aiuti della dichiarazione dello stato di emergenza che il governo dovrebbe emettere a breve, le chiese dei religiosi, come quella di Montepaolo, ne sarebbero escluse.