Marco Di Maio : "Italia Viva a destra?. Non sono io il regista. Ma con Zattini si può"

L’ex deputato: "Non ho più ruoli. Avevo proposte, ora però penso al mio lavoro. Nelle città contano più le persone dei partiti: il sindaco agisce con buon senso. Su Medicina, aeroporto e piazza Guido da Montefeltro c’è continuità con Drei" .

Marco Di Maio : "Italia Viva a destra?. Non sono io il regista. Ma con Zattini si può"

Marco Di Maio : "Italia Viva a destra?. Non sono io il regista. Ma con Zattini si può"

Marco Di Maio, ex segretario Pd, poi deputato per due legislature, prima coi dem e poi con Italia Viva. Secondo molti, lei è il regista dell’operazione che ha portato il suo partito nella coalizione di centrodestra.

"No. Io sono un privato cittadino che nei ritagli di tempo si informa. Sono fuori da cariche politiche dall’autunno 2022, non ho ruoli di partito".

Ci sarà stata qualche telefonata...

"Tante proposte e sollecitazioni a impegnarmi, sì. Il mio, però, è un lavoro di consulenza ad aziende e associazioni: si può avere una sensibilità politica, ma non parteggiare. Non ritengo disdicevole essere un professionista della politica, ma non è mai stata la mia idea. Voglio mettermi in gioco".

Lei fa riferimento a proposte di candidarsi? La domanda intendeva consigli, indicazioni sul da farsi...

"Sì, ho ricevuto proposte di candidarmi. Ma ci sono state anche richieste di pareri e consigli, da più parti: la politica ha percorsi che finiscono, come nel mio caso, ma le amicizie restano".

Quali proposte di candidature ha ricevuto? Il 2024 è pieno di scadenze elettorali. Oltre alle comunali, le Europee. Forse in autunno, o al massimo tra un anno, le regionali.

"È un ragionamento che ho già sentito... Ho avuto proposte di tutti i tipi, anche per Strasburgo. Ma no, non mi candido. Almeno nel breve-medio periodo".

E nel lungo?

"La politica è un capitolo chiuso, può riaprirsi perché è una passione. Ma non adesso. Non apprezzo quella mentalità per la quale se uno ha avuto un ruolo, deve subito averne un altro".

La rassegna stampa offre alcune sue passate interviste in cui lei non si mostra contrario all’opzione di un’alleanza con il sindaco Gian Luca Zattini. Cosa pensa, oggi, della scelta di Italia Viva che è andata proprio in questa direzione?

"Premetto che non ho partecipato al dibattito interno e non so come si sia svolto. Mi è parso che sia stato un percorso non facile, ma legittimo. Sottolineo che nella stessa assemblea le stesse persone hanno deliberato, per Cesena, un’alleanza civica per una sorta di Terzo Polo. A Forlì evidentemente le condizioni erano diverse, mi pare più polarizzata".

I dissidenti sono stati 5 nell’assemblea tra cui il consigliere comunale Massimo Marchi, altri 18 in un documento aperto anche a iscritti e simpatizzanti. Loro dicono no a Lega e Fratelli d’Italia nel nome della lotta alla destra e al populismo. Chi ha ragione?

"Italia Viva appoggia sindaci di centrodestra a Genova, Palermo, Rieti... e ce ne sono sicuramente altri che non conosco. Nelle città il quadro politico nazionale si scompone sempre più spesso, perché si ragiona sulle persone, sui progetti per la città".

Quindi avere la destra come alleata non è un problema per chi ha militato a sinistra o al centro?

"Sicuramente incide meno. Gli elettori stessi, spesso, hanno votato in un modo alle europee, per cambiare poi radicalmente la maggioranza alle comunali".

A proposito di persone: anche l’ex assessora Pd Sara Samorì sembra in procinto di ufficializzare l’appoggio a Zattini. E ha detto: il sindaco ha portato avanti alcune scelte di Davide Drei. Sottoscrive?

"È un suo giudizio personale, che rispetto. Su molte questioni è così, è evidente: penso a Medicina, all’aeroporto, a piazza Guido da Montefeltro... non parliamo di due marciapiedi. Ed è anche giusto che sia così. Non si deve stravolgere tutto al cambio di ogni amministrazione".

Il Pd è andato troppo a sinistra? È questo che ha fatto ‘scappare’ Italia Viva e probabilmente Azione?

"Direi di no. Nel Pd c’è un buon equilibrio: se la segretaria territoriale Gessica Allegni viene da sinistra, il segretario comunale Michele Valli ha una storia diversa, più moderata. Incide di più, secondo me, il giudizio sul sindaco. E poi, sarebbe ora di iniziare a fare campagna elettorale sui progetti".

Quali?

"Forlì ha di fronte grandi opportunità, penso al Pnrr, ma anche fragilità: l’alluvione e non solo. Ho letto recentemente che l’assessore regionale Andrea Corsini ha parlato del porto di Ravenna: c’era un dibattito sul collegamento con quella città, ma pare sopito. E poi: i nostri servizi d’eccellenza saranno in grado di reggere l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico? A che punto siamo con la ricostruzione?".

Nel 2019, alle ultime amministrative, lei era ancora nel Pd e sosteneva Giorgio Calderoni. Fu un errore?

"Non mi sento di gettargli la croce addosso, Calderoni accettò la candidatura con un atto di generosità".

Lei stima Zattini ma conosce da tempo Rinaldini.

"Con Zattini ho collaborato quando era sindaco di Meldola e anche in questi anni a Forlì, sapendo che aiutare il sindaco significa aiutare la città. Conosco benissimo Graziano e ci siamo trovati a lavorare insieme anche durante l’emergenza alluvione".

Cosa apprezza di Zattini?

"Mi sembra che abbia cercato di agire non come uomo di parte, con il buon senso di chi riconosce anche errori e li ammette".

Rinaldini sarebbe un buon sindaco?

"Certamente è stato un grande dirigente di una realtà come Formula Servizi. Devo dire che amministrare un Comune, per chi viene dal mondo economico, può essere diverso. Ma questo (sorride) vale anche per gli ex parlamentari...".