Medici scettici sul Cau "Il cantiere non c’è Ed è sbagliato crearlo lontano dall’ospedale"

Il presidente dell’ordine Michele Gaudio punta il dito sui ritardi della prossima struttura nella zona dei Portici. E non solo: "Come si fa a dire a chi va a Vecchiazzano che deve andare altrove?".

Medici scettici sul Cau  "Il cantiere non c’è  Ed è sbagliato crearlo  lontano dall’ospedale"
Medici scettici sul Cau "Il cantiere non c’è Ed è sbagliato crearlo lontano dall’ospedale"

di Sofia Nardi

Si fa sempre più serrato il dibattito sui Cau, i ‘centri di assistenza e urgenza’ che riorganizzerebbero la gestione dei codici bianchi e verdi, dirottandoli in una struttura diversa in modo da decongestionare il Pronto soccorso.

Michele Gaudio, presidente dell’ordine dei medici di Forlì-Cesena, i Cau le sembrano una buona soluzione per mitigare l’emergenza che riguarda la gestione degli accessi?

"Concettualmente l’idea è buona, nel senso che è prioritario trovare un sistema per scaricare il Pronto Soccorso dai codici di minor gravità. Ho, però, dei dubbi riguardo a come si pensa di strutturare queste realtà e quale sarà l’utilizzo effettivo".

Quali sono i suoi dubbi?

"Il primo riguarda il personale: mancano da tempo medici, infermieri e operatori sanitari. Poi c’è l’aspetto strutturale, visto che a Forlì non si è ancora deciso dove posizionare un eventuale Cau".

Si è parlato della Casa della Salute, o Casa di Comunità, in via Colombo.

"Va bene, ma ancora non esiste nemmeno un cantiere, mentre il problema del Pronto soccorso è qui e ora e va risolto in tempi brevi. Inoltre via Colombo non mi sembra il luogo ideale per posizionare un Cau".

Perché?

"Perché i cittadini sono abituati ad andare al Pronto soccorso perlopiù in maniera autonoma: si fa ricorso alla chiamata al 118 solo nei casi più gravi. Viene da intuire che non sarà facile far capire alle persone che ora devono rivolgersi a una realtà diversa, perciò secondo me è importante che il Cau venga realizzato molto vicino al Pronto soccorso".

In modo che non ci si trovi a dover far risalire i pazienti in auto per ridirigerli in via Colombo?

"Esatto. Non si può chiedere a una persona che non sta bene di cambiare destinazione. Se, invece, il Cau si trovasse nel contesto del Morgagni-Pierantoni, sarebbe lo stesso triage del Pronto soccorso a indirizzare i pazienti. Ricordo che quando facevo il servizio di guardia medica funzionava proprio così: gli impiegati all’accettazione ai pazienti meno gravi dovevano solo dire: ‘vada in fondo al corridoio a destra’. Era tutto molto semplice. C’è da dire, poi, che temo anche il caso contrario".

Quello in cui un paziente più grave, per un errore di auto-valutazione, si rivolge invece al Cau?

"Potrebbe capitare. Se si considera che si parla anche di un’apertura dei Cau per sole 12 ore al giorno, è facile che lo trovi anche chiuso".

Se, però, il Cau fosse vicino al Pronto soccorso, non si rischierebbe di non decongestionarlo affatto?

"Il punto sono sempre le assunzioni: se si assumessero professionisti sarebbe semplice gestire un Pronto soccorso adeguato strutturalmente, in cui i codici rossi vanno da una parte e quelli bianchi e verdi dall’altra. La verità, però, è che mancano professionisti e mancheranno ancora per molti anni".

Perché?

"Perché la specialistica in emergenzaurgenza è quella con il maggior numero di abbandoni e il maggior numero di borse non assegnate".

Come mai gli studenti la snobbano?

"È un discorso di qualità del lavoro e di vita e riguarda non solo i medici ospedalieri, ma tutti i medici di medicina generale del territorio. Basti pensare che noi ospedalieri siamo senza contratto dal 2018 perché non riusciamo a trovare un accordo, non circa fattori economici, ma proprio di qualità del lavoro. È soprattutto per questo che tanti colleghi scelgono di andare all’estero o di orientarsi sul privato. È su questi aspetti, più che su tutti gli altri, che si deve lavorare per migliorare il livello della nostra sanità".