Ripa, nel polo culturale anche uno studentato: "Un’opportunità nata nei giorni del disastro"

Firmato l’accordo ‘a tre’ per la rinascita. Al posto dell’ex monastero (poi caserma) gli archivi allagati e non solo: "Sarà un luogo vivo"

Ripa, nel polo culturale anche uno studentato: "Un’opportunità nata nei giorni del disastro"

Ripa, nel polo culturale anche uno studentato: "Un’opportunità nata nei giorni del disastro".

Circa 23mila metri quadrati nel cuore della città che, di fatto, "erano chiusi da sempre, prima per la presenza delle suore francescane, poi per i militari", ha sottolineato la direttrice del Demanio Alessandra dal Verme. Con la sua firma, insieme a quella del ministro dei Beni Culturali Gennaro Sangiuliano e del sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, ieri è iniziato il percorso che può dare nuova vita all’ex monastero di Santa Maria della Ripa.

Il convento fu costruito, nel quartiere di Schiavonia, nel XV secolo (sotto, sono stati trovati resti di una villa romana). Il chiostro è uno dei più grandi d’Europa. Nel 1798, Napoleone sfrattò le suore e ci installò una caserma. Dal 1886 si insediò il Distretto militare: lì si svolgevano i cosiddetti ‘tre giorni’ prima di indossare la divisa. Il ministero della Difesa ha dismesso l’area nel 2007. Negli ultimi diciassette anni ci sono stati ripetuti tentativi di sensibilizzazione, ma senza risultati concreti, con una situazione sempre più grave: crolli e altri rischi. Fino alla svolta. "Un’opportunità – ha scandito ieri il ministro Sangiuliano – che nasce dalla tragedia dell’alluvione".

Il ministro ha ricordato la sua visita precedente in città: "C’era il fango, le carte erano ancora immerse nell’acqua". Aveva visitato, oltre alla biblioteca diocesana di via Lunga, anche gli archivi comunali di via Asiago, che si trova nella zona più colpita, tra i quartieri Romiti e Cava, dove l’acqua ha raggiunto i tre metri d’altezza. Per i testi alluvionati (in qualche caso anche pratiche urbanistiche) è in corso un recupero: sono stati congelati, su quelle pagine lavora la biblioteca nazionale di Firenze. Dopo il recupero, la loro nuova ‘casa’ sarà proprio alla Ripa, sede degli archivi del Comune e dello Stato (oggi in via dei Gerolimini, in affitto). "Sarà un polo culturale. Non solo – hanno sottolineato sia Sangiuliano che Zattini – un deposito di carta".

Polo archivistico, dunque. "Ma non un mero luogo di catalogazione", insiste il ministro. Anche "uno spazio pubblico per giovani e cittadini", "multimediale", dove "visitare mostre" e che preveda anche "un piccolo cinema-teatro" ("do il compito al sottosegretario Lucia Borgonzoni di verificarne la fattibilità") e soprattutto "visto che Forlì è una città universitaria, uno studentato da 150-170 posti". Questa è stata un’ulteriore novità: se n’era parlato, ma nessuno finora l’aveva ufficializzata. Sangiuliano la definisce "un’infrastruttura della cultura", che deve attecchire "non solo nelle grandi città, perché è qualcosa che fa vivere bene i cittadini ovunque". La direttrice del Demanio Alessandra dal Verme auspica "che possano entrarci mamme col passeggino" e considera l’operazione-Ripa un "modello virtuoso di rapporti tra gli enti". Sarà proprio il Demanio a occuparsi della progettazione.

Il sindaco Gian Luca Zattini, consapevole che tutto sia nato "dalla tragedia dell’alluvione", ha espresso "un rigraziamento enorme", per "un sogno che sembrava impossibile". E sottolinea che "il chiostro è enorme e si presta a momenti di socialità". Il ministro Sangiuliano ha ammesso di non conoscere la Ripa finché non se n’è parlato con Zattini. E ieri l’ha visitata: "È un luogo di grande potenzialità. Servirà un intervento importante, ma abbiamo le risorse". Anche perché è stato lo stesso Sangiuliano a designare un euro dai biglietti dei musei nazionali alla Romagna alluvionata.

Quanto costerà sistemare la Ripa? "Aspettiamo i tecnici e la progettazione" (fonti della maggioranza forlivese hanno parlato, nelle scorse settimane, di un intervento da 30 milioni). Ad ogni modo, "l’idea è stata quella di concentrare le risorse su un grande progetto e portarlo a termine. Tempo? Tre anni. Mi piacerebbe inaugurarlo".