La battaglia di Rubens Gardelli: "Aiutatemi a riportare a casa mio figlio Brando"

Il noto imprenditore di caffè da luglio 2023 non vede più il piccolo di due anni, portato via dalla moglie tornata in Guatemala. Aperta un’inchiesta

Rubens Gardelli, 46 anni, imprenditore forlivese del caffè, in un frame d’un video assieme al figlio Brando, 2 anni

Rubens Gardelli, 46 anni, imprenditore forlivese del caffè, in un frame d’un video assieme al figlio Brando, 2 anni

Forlì, 7 gennaio 2024 – Quello di Rubens Gardelli è un nome conosciuto a Forlì e non solo: titolare di un’azienda leader nella torrefazione del caffè, il 46enne è salito più volte agli onori della cronaca per i numerosi premi conquistati nello svolgimento della propria attività. Punta di diamante il titolo di campione del mondo di tostatura, vinto nel 2017 in Cina. Oggi Gardelli torna alla ribalta mediatica non per nuovi successi professionali ma per raccontare il dramma di padre.

Un papà che dalla scorsa estate non può più abbracciare il piccolo Brando, 2 anni appena. Il 19 luglio scorso la mamma del bimbo nonché moglie di Rubens, guatemalteca di origine, ha fatto rientro in centro America portando con sé il figlio. "Era una giornata come tante altre, nulla lasciava presagire quanto sarebbe accaduto – racconta l’uomo mostrando un video girato dalla consorte la sera precedente e che lo ritrae sereno mentre gioca e balla con il piccolo in braccio –. Alle 14.30 ho avuto l’ultimo contatto con mia moglie: mi ha detto che stava portando Brando al mare, a Lido Adriano. Poi non ho avuto più notizie".

Alle 22 , allarmato dal mancato rientro di moglie e figlio, Gardelli chiama il 118 di Forlì e Ravenna. Fortunatamente al pronto soccorso i due non sono stati registrati. L’uomo prova allora a contattare il suocero in Guatemala, apparentemente all’oscuro di tutto di tutto. Solo più tardi la scoperta dell’amara verità. "Da allora ho visto mio figlio in videochiamata solo 8 volte da luglio a ottobre, a discrezione della madre". La donna è discendente di una famiglia facoltosa e influente, titolare di un autentico colosso industriale nella produzione di caffè e "molto vicina al Governo guatemalteco".

A far incontrare Rubens e la futura moglie non sono stati motivi economici o trattative commerciali: "Ci siamo conosciuti su Instagram durante il lockdown: ci sentivamo tutti i giorni e mi aveva davvero fatto un’ottima impressione". Un rapporto destinato a trasformarsi in amore e in seguito a sfociare nel matrimonio. In maniera forse frettolosa per via dell’intransigenza della famiglia di lei. "Nonostante avesse 26 anni, i genitori hanno posto come condizione per il trasferimento in Italia la formalizzazione del rapporto". Dopo pochi mesi la nascita di Brando, coronamento di un rapporto felice. Solo in apparenza.

“Dopo il parto mia moglie era cambiata: si era messa in testa che avessi una relazione con una mia dipendente. Una vera e propria paranoia. Abbiamo persino frequentato lo studio di una psicologa, che le ha diagnosticato una depressione post partum. Ma lei, sempre più ferma nel suo convincimento, è stata irremovibile e mi ha dato l’aut aut: o la licenzi o ti lascio".

La situazione non sembra tuttavia irrecuperabile. Poi però, fulmine a ciel sereno: l’abbandono del tetto coniugale. Gardelli querela quindi la moglie per sottrazione di minore e richiede un decreto di rimpatrio in base alla Convenzione de L’Aja. La donna, dal canto proprio, avrebbe agito contro il coniuge accusandolo di violenza domestica. Ma il condizionale è d’obbligo. "A oggi tuttavia non risulta alcuna pendenza" spiega l’avvocato Massimiliano Pompignoli, che affianca Gardelli in questa battaglia assieme ai colleghi Pamela Fragorzi, Giuditta Mazzoli, Heidi Catalano e a un docente di diritto internazionale a Tor Vergata di Roma.

Si tentano tutte le strade per riportare a casa Brando, coinvolgendo magistratura, ministero, l’ambasciata italiana in Guatemala, e persino il canale ecclesiastico. Portato a conoscenza della vicenda, il cancelliere della diocesi don Paolo Giuliani si mette in contatto col nunzio apostolico del Paese dell’America centrale. Ma la sensazione è che la famiglia della moglie sia troppo potente, a tutti i livelli.

"Ho l’impressione di essere Davide contro Golia. Ho addirittura paura che vogliano eliminarmi: più volte mi sono trovato a controllare che sotto la mia macchina non vi fosse un’autobomba" confessa Gardelli, che intanto ha ricevuto dal tribunale italiano l’affidamento esclusivo del figlio. Peccato che in Guatemala sia carta straccia. E il tempo non è amico. "Il pm Brunelli del tribunale di Forlì sta svolgendo le indagini per arrivare a una rogatoria internazionale. Ho contattato anche Chi l’ha visto e Le Iene. Aiutatemi a riportare a casa il mio bambino".