"Stangata sui fragili". Aumentano le tariffe delle case protette: "Più 123 euro al mese"

La deputata Tassinari (Forza Italia) contro la Regione: "Inaccettabile,. Bonaccini convochi tutti gli interlocutori per trovare una soluzione". .

"Stangata sui fragili". Aumentano le tariffe delle case protette: "Più 123 euro al mese"

"Stangata sui fragili". Aumentano le tariffe delle case protette: "Più 123 euro al mese"

Il 2024 si apre con l’aumento delle rette delle strutture d’accoglienza per le persone fragili. Subito prima delle festività natalizie, infatti, la giunta regionale ha deliberato l’aumento delle tariffe a partire già dal primo gennaio. Secondo le stime, ogni utente dovrà pagare 4,10 euro in più al giorno, per anziani e disabili non autosufficienti a carico, che sono ricoverati nelle case protette. La decisione ha acceso la polemica anche in città. "Pur comprendendo le difficoltà dei gestori, tra inflazione e aumento dei costi energetici, si tratta di una decisione inaccettabile, in quanto la spesa sarà a totale carico dei fruitori e senza alcun aumento del fondo regionale per la non autosufficienza – dichiara in una nota Rosaria Tassinari, deputata di Forza Italia –. Inoltre, le famiglie non sono state avvisate con un congruo anticipo e si ritroveranno con una stangata di circa 123 euro al mese in aggiunta al peso economico che già sopportano". Rosaria Tassinari, prima delle elezione alla Camera nel settembre 2022, seguiva in prima linea questi temi, essendo stata per tre anni assessore ai servizi sociali del Comune di Forlì. Una crescita per un totale di circa 1.500 euro all’anno, un vero e proprio colpo al welfare, che andrà a pesare sui più deboli. "L’assessore di riferimento – continua Tassinari – non ha voluto ascoltare in nessun modo le ragioni e gli avvisi arrivati dal mondo politico e sindacale. La Regione è alle prese con un forte disavanzo nella sanità, ma la colpa di altri non può ricadere sulle spalle dei cittadini. Per questo chiediamo al presidente Bonaccini di istituire un tavolo con tutti gli interlocutori per trovare una soluzione che non sia a carico degli utenti o dei Comuni che sostengono l’integrazione della retta per le persone meno abbienti". Gli adeguamenti tariffari non erano applicati dal 2009, questo ha provocato una repentina corsa ai ripari col conseguente aumento delle rette. I malumori arrivano anche dall’opposto versante politico. Protesta, infatti, anche Rifondazione Comunista dell’Emilia-Romagna. "L’assessore al Welfare, Igor Taruffi, impone gli aumenti sposando le richieste dei gestori privati – spiegano in un comunicato Stefano Lugli e Paola Varesi, co-segretari del partito –. La decisione è inammissibile e ignora la proposta dei sindacati di applicare almeno criteri di equità nell’applicazione degli aumenti a tutela dei redditi più bassi". La partita è ancora aperta, perché la delibera regionale arriverà presto sui tavoli dei Comitati di distretto e dei sindaci; quest’ultimi hanno la possibilità di introdurre, a carico dei Comuni, quei principi di uniformità di trattamento e di progressività che la Regione non ha previsto.