Veleggiare nella crisi, verso Oriente. Gli step di Olitalia senza stop: "Diversificazione la nostra forza"

L’azienda forlivese ha pubblicato in anticipo il primo report di sostenibilità. Nel 2022 + 29% di fatturato nel triennio. L’Asia mercato top. Il presidente Angelo Cremonini: "Cresciamo anche nelle avversità".

Veleggiare nella crisi, verso Oriente. Gli step di Olitalia senza stop: "Diversificazione la nostra forza"
Veleggiare nella crisi, verso Oriente. Gli step di Olitalia senza stop: "Diversificazione la nostra forza"

Olitalia, azienda specializzata nel confezionamento e nella distribuzione di oli extravergini di oliva, di semi e da frittura, con sede in via Meucci a Forlì, ha pubblicato nel novembre scorso il suo primo Report di Sostenibilità, relativo al 2022.

L’obbligo di legge per la presentazione di questo documento, che rendiconta le iniziative e le performance di sostenibilità ambientale, sociale ed economica di un’impresa, sarebbe scattato dal 1° gennaio 2026, ma come spesso accade Olitalia precorre i tempi.

"Dove possiamo fare, facciamo – riassume in poche ma incisive parole il presidente Angelo Cremonini –; era già accaduto, per esempio, con il progetto ‘Plastic no more’ e l’eliminazione della plastica monouso in azienda, oppure con l’utilizzo dei bag-in-box per il nostro olio da frittura Frienn, con una riduzione di plastica dell’85%".

Nel 2022 Olitalia ha raggiunto i 269 milioni di euro di fatturato (+29% nell’arco di tre anni) e 91 milioni di litri di olio confezionati (+6% di volume nei 36 mesi). Tradotto: gli anni segnati dal Covid e dalla crisi russo-ucraina non hanno lasciato strascichi. "La nostra forza è la diversificazione – commenta Cremonini –, non solo nell’offerta di prodotti ma anche nei canali di vendita, essendo presenti sia nella grande distribuzione, sia nella ristorazione, dove abbiamo una leadership consolidata; questi elementi ci hanno consentito di superare gli scenari sfavorevoli. Anche nelle avversità, Olitalia cresce".

L’olio prodotto a Forlì raggiunge 120 Paesi nel mondo e l’export vale il 40% del fatturato. A fare da traino sono i mercati asiatici, su tutti Taiwan e Corea del Sud, dove Olitalia ha una salda leadership. Più complicato, anche per ragioni culturali, penetrare in Giappone, dove viene comunque inviata qualche tonnellata d’olio grazie ad un canale per noi italiani inconsueto, cioè le televendite (in Italia riserva quasi esclusiva di materassi e utensili da cucina).

Per sostenere questa crescita la famiglia Cremonini, proprietaria del marchio, continua a investire: circa 12 milioni di euro entro febbraio 2024, in macchinari innovativi e logistica.

Infine, un’occhiata al carrello della spesa: è evidente a chiunque frequenti il supermercato che i prezzi di una bottiglia d’olio extravergine abbiano subìto uno shock nel 2023, lievitando del 40% e più. "La causa è da ricercare nel primo produttore d’olio al mondo, cioè la Spagna – conclude il presidente –, che negli ultimi due anni ha dimezzato la produzione causa siccità: prima forniva un milione e mezzo di tonnellate all’anno, su un totale di circa 3 milioni nel mondo. Oggi è scesa a 600/650 tonnellate, su 2,2 milioni totali. La scarsità di olio ha quindi fatto salire i prezzi".

Alessandro Valgimigli