Visite al Cimitero Monumentale. Tutto esaurito: 280 prenotazioni per scoprire i grandi del passato

Ieri le prime, oggi si replica: la Regione ha riconosciuto i sepolcri di via Ravegnana come ‘sito rilevante’. Il Comune ha ricevuto 10mila euro: "Pronte guide e mappe, presto un piano strutturato".

Visite al Cimitero Monumentale. Tutto esaurito: 280 prenotazioni per scoprire i grandi del passato
Visite al Cimitero Monumentale. Tutto esaurito: 280 prenotazioni per scoprire i grandi del passato

I suoi marmi scuriti dal tempo, le epigrafi, gli occhi in bianco e nero che osservano dagli ovali delle foto: il cimitero monumentale di via Ravegnana racconta una storia sfaccettata e complessa, in cui le grandi tappe – la Carboneria, il Risorgimento, la Grande Guerra, le lotte partigiane e tanto altro ancora – vanno a intrecciarsi con le vicende tutte forlivesi, fatte di grandi industrie aperte e poi chiuse per sempre, come la celebre ‘Mangelli’, di munifiche donazioni come quella che ha lasciato alla città Giuseppe Verzocchi, ideatore dell’omonima collezione, o ancora delle vicende alterne della famiglia Santarelli, fondatrice dell’omonimo asilo.

Tutte queste storie, e molte altre ancora, prendono vita oggi in una serie di visite guidate gratuite: le prime si sono tenute ieri, mentre oggi sono in programma altri due turni, uno mattutino e uno pomeridiano, entrambi già esauriti con 280 persone prenotate, divise in due gruppi da 70 per ogni turno. Si tratta della prima espressione di una serie di progetti che prenderanno vita nei prossimi mesi, grazie ai fondi (parliamo di 10mila euro) ottenuti vincendo il bando regionale, voluto dall’assessore alla cultura Mauro Felicori, che ha promosso il Monumentale di Forlì a ‘sito di rilevanza storico-artistica e valore culturale’.

"Sono state già formate otto guide accreditate – ha spiegato l’assessore alla cultura Valerio Melandri, che è intervenuto alla visita guidata di ieri mattina, insieme al responsabile del settore Cultura del Comune, Stefano Benetti – e prossimamente penseremo a un piano strutturato. Inoltre chi entra avrà a sua disposizione una mappa cartacea del cimitero con le tombe più significative. Qui siamo davvero in un museo a cielo aperto. Quando si semina un campo – riflette l’assessore – serve un getto potente d’acqua che bagni il terreno, ma è utile anche una sana pioggerellina che aiuti le piante a germogliare. Qui è lo stesso: per far crescere la cultura servono i grandi eventi, ma anche piccole iniziative locali come questa. È bello venire qui, riconoscersi in questi marmi e riscoprire le nostre radici, ringraziando chi ci ha preceduto e ha lasciato qualcosa di significativo a Forlì".

Alla partenza il nutrito gruppo di partecipanti è stato diviso in due e affidato ad altrettante guide, sulla base dell’ordine alfabetico: una parte ha visitato la zona destra, l’altra la sinistra in due percorsi diversi che avevano in comune solo il pantheon centrale. Questo, però, ha fatto sì che il gruppo che ha visitato la sepoltura di Achille Cantoni, le cui gesta sono raccontate nel romanzo di Giuseppe Garibaldi dal titolo ‘Cantoni il volontario’, non abbia visto quella dei celeberrimi Aurelio e Giorgina Saffi, e viceversa. Al netto delle lacune, in una certa misura inevitabili quando si seguono gli intricati fili della storia, sono tante le esistenze che hanno ripreso vita nelle parole delle guide: il patriota Piero Maroncelli, il tenore Angelo Masini, Alessandro Fortis (presidente del consiglio dal marzo a novembre 1905), oppure ancora Augusto Matteucci, la cui famiglia, come ha voluto precisare l’appassionato di storia locale Gabriele Zelli in un intervento, è all’origine del detto forlivese ‘fa prima a finire la ghiaia del fiume dei baiocchi dei Matteucci’: di fatto sono proprio i Matteucci, una volta imparentati con i Guarini, ad essersi potuti permettere l’Ebe del Canova.

L’elenco sarebbe ancora lungo, ma non abbastanza: terminata la visita, infatti, sono tanti i partecipanti che hanno sfidato il vento forte e hanno continuato a camminare ancora, in autonomia, tra le tante lapidi del cimitero monumentale, alcune sontuose e cariche di decori, altre rese illeggibili dai licheni: tutte, anche quelle dimenticate, sono custodi di una storia della quale si possono ancora cogliere le tracce.