Discarica e carte bollate. Il Comune al ministero:: "Ripartenza dovuta alla quantità di rifiuti"

Tre Monti, la memoria difensiva presentata dal municipio sulla vicenda dopo il ricorso-bis al presidente della Repubblica di comitati e residenti.

Il ministero per l’Ambiente chiede conto al Comune di Imola del ricorso-bis al presidente della Repubblica presentato a novembre da residenti e comitati contrari alla riapertura (avvenuta a luglio attraverso la sopraelevazione del terzo lotto) della discarica Tre Monti. E il Municipio risponde con una relazione nella quale difende il proprio operato su tutta linea. Eccola l’ultima puntata della lunga serie dedicata alle vicende dell’impianto di via Pediano.

Nel documento, inviato a Roma qualche giorno fa, l’ente di piazza Matteotti nega che ci sia stata quella "violazione del divieto di frazionamento dei progetti (terzo e quarto lotto, ndr) sottoposti a Valutazione di impatto ambientale" contestata invece dal fronte no-discarica.

In questo senso, il Comune ricorda come, su propria richiesta, il progetto di ampliamento (quarto lotto) sia stato "stralciato dal piano triennale 2023-2025 del Con.Ami", proprietario dell’impianto. E che nemmeno il Piano regionale rifiuti lo preveda più.

A dimostrazione della volontà del Comune (sulla quale comitati e residenti restano però scettici) di scrivere la parola ‘fine’ alla discarica imolese, a fine ottobre il Municipio ha chiesto a Herambiente, gestore dell’impianto, di "avviare le procedure finalizzate a rivedere-eliminare tutte le opere o attività che non hanno più ragione di essere visto che non vi è più la previsione di realizzazione del quarto lotto". Da parte sua, sempre secondo quanto ricostruito dal Municipio nella lettera inviata al ministero, nel giro di pochi giorni Herambiente "ha dato riscontro positivo" a tale richiesta.

Per quanto riguarda invece la "mancanza di presupposto della necessità della discarica", altro punto contestato da comitati e residenti, il Comune porta all’attenzione del ministero dell’Ambiente il quantitativo di rifiuti arrivati da luglio a oggi in via Pediano, in particolare quelli provenienti dai territori alluvionati.

Proprio su questo aspetto, nelle scorse settimane, si è però consumata la polemica politica. Dando il via libera alla riapertura della discarica, la Regione ha stabilito che l’impianto avrebbe dovuto accogliere "in via prioritaria" il carico di mobilio e attrezzature rovinate in maniera irreversibile dagli allagamenti di migliaia di case e aziende lo scorso maggio. Tuttavia, almeno per quanto riguarda i primi due mesi attività, meno del 60% dei rifiuti arrivati sui Tre Monti era composto dai cosiddetti ‘ingombranti’ lasciati in eredità dall’alluvione. E per questo motivo l’opposizione ha protestato con forza in Consiglio comunale

Infine, c’è l’aspetto (anche questo evidentemente molto sentito dai promotori del ricorso e non solo) relativo alla salute pubblica. In questo caso, il Comune fa sapere al ministero dell’Ambiente di aver chiesto lo scorso luglio il "proseguimento di specifiche campagne di monitoraggio delle acque sotterranee". Un’istanza, questa, alla quale ad agosto Arpae ha risposto con l’attuazione di "specifiche analisi" da portare avanti fino alla fine del 2025. Il Municipio ricorda inoltre di aver attivato già nel 2021, tramite Area Blu, una serie di controlli per "monitorare eventuali movimenti franosi" in via Pediano. Quegli stessi movimenti che, aggiungiamo noi, nel 2020 avevano convinto l’allora commissario Nicola Izzo a dare parere non favorevole alla sopraelevazione della discarica.