Arresti violenti, carabiniere filmato. Sarà trasferito fuori provincia. Il sindacato: "Militari sotto stress"

Era stato subito spostato ad altro incarico, ora la scelta di cambiare sede di servizio: andrà nel Piacentino. I referenti di Nsc: "Lavoro dell’Arma complicato e molto usurante, necessario uno psicologo nelle caserme".

Arresti violenti, carabiniere filmato. Sarà trasferito fuori provincia. Il sindacato: "Militari sotto stress"

Arresti violenti, carabiniere filmato. Sarà trasferito fuori provincia. Il sindacato: "Militari sotto stress"

E’ stato disposto il trasferimento nel piacentino per il carabiniere del Radiomobile di Modena immortalato in due distinti video mentre colpisce gli arrestati con pugni o schiaffi all’atto di caricarli sull’auto di servizio.

Il militare, al pari di un collega (a sua volta ripreso nel primo filmato) era stato immediatamente trasferito ad altro incarco ma ora sarà inviato fuori provincia, affinchè nel frattempo sia fatta piena luce sugli episodi che lo vedono protagonista.

Infatti anche nel secondo filmato condiviso lunedì pomeriggio sul gruppo ‘Welcome to Favelas’ si nota il militare mentre colpisce con uno schiaffo l’arrestato, un giovane straniero, prima di caricarlo sulla gazzella.

Il Comando generale dei carabinieri ha confermato come si tratti dello stesso militare ripreso il 13 marzo scorso mentre prendeva a pugni il 23enne Idrissa Diallo, nel tentativo di caricarlo sull’auto di servizio. Da chiarire cosa fosse successo prima e se il 23enne avesse opposto resistenza, come dicono alcuni testimoni. Il giovane – che non aveva con sé i documenti – aveva sottolineato di essere stato colpito senza motivo e attraverso il proprio legale nei prossimi giorni presenterà querela.

Il secondo video, però, risale allo scorso anno.

Il Comando generale dell’Arma dei carabinieri già ieri ha fatto sapere come nei confronti del militare sia stato avviato un rigoroso esame delle "responsabilità disciplinari". E verifiche interne all’Arma anche sulle "previste attività di controllo" a cui sono tenuti i superiori.

Sull’accaduto è intervenuto ieri il sindacato Nsc. "Riteniamo doveroso lasciare alla magistratura il compito di verificare il caso concreto ed accertare se vi siano oggettive e concrete responsabilità dei militari. Confidiamo che l’Amministrazione individui le eventuali lacune e criticità emergenti, anche per quanto riguarda tutto ciò che potrebbe non aver funzionato come dovuto o auspicabile, anche ai vari livelli di ’responsabilità gestionale’".

Lo dicono Giovanni Morgese e Andrea Di Virgilio, segretario generale e segretario generale aggiunto Nsc dell’Emilia-Romagna. "Riteniamo doveroso, però ricordare – aggiungono – che oggi, i carabinieri e tutte le forze dell’ordine che sono in strada svolgono un compito estremamente usurante e stressante per causa diretta dell’aumento esponenziale dei crimini e delle più svariate e incessanti esigenze e richieste di una società sempre più complessa e mutevole, talvolta anche poco propensa alla collaborazione e a riconoscere l’esatto ruolo sociale di chi vigila e tutela l’ordine e la sicurezza.

Ciò comporta uno ‘stress lavorativo’ che può portare l’operatore a momenti di saturazione tali da provocare delle ‘sbavature’ in contesti operativi ‘rischiosi e tesi’ o in cui sopravvengono resistenze. È compito del Governo quello di tutelare la salute psicofisica degli operatori di sicurezza. Ecco perché oramai, anche nei comandi provinciali dei Carabinieri, dovrebbe essere istituita la figura dello psicologo esterno all’Amministrazione militare".

Ad intervenire sul tema è anche Maurizio Montanari, psicoanalista: "Il ’malessere nelle caserme’ è un fenomeno di ampia portata che si traduce nella impressionante cifra di 72 suicidi nel 2022 e 57 nel 2021". Montanari sottolinea poi il tema del disturbo post traumatico da stress. "C’è da chiedersi – aggiunge – perchè le forze dell’ordine non vengano sottoposte ad un sostegno clinico più frequente di quello attuale che ne valuti, in tempi ravvicinati, la capacità di restare in servizio".