Duplice omicidio di Castelfranco, la sorella di Gabriela Trandafir: "Troppe denunce ignorate"

La donna piange anche la nipote Renata: "Aveva 22 anni come Giulia Cecchettin oggi. Montefusco diceva sempre che le avrebbe fatte sparire. E alla fine le ha ammazzate"

I parenti delle due vittime davanti al tribunale

I parenti delle due vittime davanti al tribunale

Castelfranco Emilia (Modena), 23 novembre 2023 – Giulia Cecchettin come Renata, ammazzate senza pietà. Oggi, più che mai, il mio pensiero va a Giulia, che aveva 22 anni, come mia nipote, e al suo papà". Con in mano le foto della sorella e della nipote ieri Elena, accompagnata dal marito Alberto, è arrivata in tribunale a Modena per la seconda udienza che vede alla sbarra il 71enne Salvatore Montefusco, ovvero colui che, con numerosi colpi di fucile, ha strappato la vita alla sorella della donna, Gabriela Trandafir, 47enne e alla figlia di lei e nipote di Elena, Renata, 22 anni.

Il terribile duplice omicidio è avvenuto nel giugno dello scorso anno a Cavazzona di Castelfranco Emilia. L’imputato non era presente in aula. Davanti alla corte d’Assise sono comparsi invece i carabinieri che si occuparono delle indagini, alcuni testimoni e, appunto, la sorella della vittima. "Hanno parlato il medico legale del pm e il ris di Parma, intervenuto sulle armi usate – spiegano Cristiana Polesel e Gianmaria Dalle Crode, avvocati del Foro di Treviso e difensori della famiglia delle vittime – sono emerse le dinamiche dell’esecuzione degli omicidi. Il medico legale ha parlato dell’efficacia dei colpi, andati tutti a segno. La matricola dell’arma era stata cancellata e l’arma era stata ‘accorciata’. Quel giorno le vittime erano entrate con le borse della spesa e l’uomo aveva iniziato a sparare. I legali avevano chiesto anche di individuare i codici Imei dei telefoni per recuperare gli ‘episodi’, ovvero i maltrattamenti che riguardano le fasi precedenti al duplice delitto. Elena, la sorella della vittima ha sottolineato come nessuno possa capire cosa si provi. "Io capisco il papà di Giulia, il suo dolore. Può capire solo chi ci passa. Fino a che non ti capita quel dolore non lo puoi capire. Mia sorella aveva presentato tante denunce ma né lei né mia nipote sono state mai ascoltate".

Secondo lei perchè? I segnali c’erano?

"Tanti, minacce e soprattutto maltrattamenti. Lui diceva sempre che gliela avrebbe fatta pagare, che le avrebbe ‘sistemate’. Sparirete da qua, diceva, e resterà solo mio figlio. Le trattava male da tempo e alla fine le ha ammazzate".

Cosa vi aspettate da questo processo?

"Vorrei tanto dire giustizia ma non ci credo più. Ogni giorno ammazzano una donna e non fanno niente. Il papà di Giulia ha fatto un appello e sono d’accordo con lui perchè ci saranno altri genitori, altre sorelle e fratelli che piangeranno".

Aveva suggerito a sua sorella di andarsene?

"Sì ed era venuta a stare da noi anche due mesi, ma aveva il figlio a casa e non voleva lasciarlo solo. Aveva paura da tempo, ma quello che posso dire è che potevano essere salvate: chi doveva non ha fatto il suo dovere. Era andata a Bologna a denunciare perché qui non l’avevano ascoltata. Speriamo che il motivo venga fuori. Speriamo che aprano i telefonini perché Gabriela registrava tutto e si capirebbero tante cose. Non è normale dover presentare tutte queste denunce per farsi ascoltare".

Avevano paura?

"Si ma nello stesso tempo non volevano lasciare solo il figlio e fratello. Sono tornate per lui e hanno trovato la morte".